L’usignolo

Dmitrij Kedrin

Dmitrij Kedrin

Infelice, malato e viziato
Nell’umido giardino vaneggio.
Fischia l’usignolo di mezzanotte
Sotto una finestrella.
Fischia l’uccello maledetto
Nel giardino sotto la finestrella:
«Infelice, viziato e ubriaco,
Quale destino vorresti?
Di sorbo è amaro e di mirtillo
Il trentesimo autunno nel sangue.
Tu stesso la sorte ti sei dato,
Accarezzala ora e campa.
Ricordi quando nell’infanzia lieta
Una stella si fregava gli occhi
E sul giardino il vento era salato,
Come le labbra di bimbo che piange?
Ricordi quando nelle notti afose,
Solitario tra le stelle e le querce,
Io trillando ti profetizzavo
Successo e amore?..»
Taci uccello disumano!
Cupo è il tuo amaro potere:
Di più non si può scendere,
Più in basso non si può cadere.
Di sorbo e di amaro mirtillo
I sentieri sono saturi nel bosco.
Io stesso la mia pena mi sono dato
E solo con essa sarò sepolto.
Ma quando la terra dalla pala
Rotolerà nella fossa, risonando,
Tu diverrai un corvo, maledetto,
Per avermi così burlato!