Far Ritorno..

DIMCHO DEBELJANOV

DIMCHO DEBELJANOV

Oh, far ritorno alla paterna casa
quando la sera tacita si spegne
e la tranquilla notte il grembo offre
a lenire infelici e sofferenti,
e, gettata come fardello la nera fatica
che i giorni tristi hanno a te assegnato,
destare al tuo entrar con incerto passo nel cortile
la gioia tacita per l’ospite aspettato!

E incontrar sulla soglia la vecchia madre
e poggiata la fronte sull’esile spalla,
annullarsi nel dolce suo sorriso
e a lungo ripetere: mamma, mamma…
Entrare poi sommesso nella stanza a te nota,
ultimo tuo porto e rifugio,
e, volto il guardo stanco alla vecchia icona,
sommessi accenti bisbigliar nel silenzio:
qui son venuto ad attendere il sereno tramonto,
ché la mia stella ha il suo cammin percorso…

Oh, furtivo pianto dello stanco pellegrino,
che invan la madre e la terra sua ricorda!

* * *

Amo guardar, tra gli oscuri rami
degli alberi dolcemente sotto me inclinati,
come silenti si stendon l’ombre della notte
pei cieli nella arsura immersi…

E trepido, intento al nascosto brulicar
delle prime tacite stelle,
l’oracolo attender del supremo arcano che
l’anima mia ha nell’oscurità ricinto.

E a lungo, della notte nel grembo,
lacrime sparger sulle bellezze pel cammin lasciate,
lacrime sulle mie preci inascoltate
e sui sogni anzitempo estinti.