La casa

Davide Bonacini

Davide Bonacini

Sull’aia addormentata di una casa diroccata
giacciono macerie ammonticchiate.
Non chiedono nulla.
Non hanno voce.
Veloce
un passo affannato
da ritardo perpetuo annulla
per un istante le ansie indottrinate,
s’arresta alle falde della montagna incantata.
Ascolta
il muto richiamo flautato
di sirene d’un passato in rivolta.
Sotto quella volta
sbrecciata d’oblio
silenzi di pensieri e voci e risate
e tragedie e feste consumate.
Io non sono io.
Immobile un corpo chino
sul brusio di pietra accarezza il volto del destino.
Voi non siete voi.
Ora lì e nella campagna intorno ondeggia
erba verde,linfa nuova nutrita da polverosa poggia.
Noi non siamo noi.
Depongo in ginocchio
i miei pensieri sul tumulo frusciante.
In tumulto,dal profondo pulsante,uno specchio.
Io.
Voi.
Noi.
Iovoinoi.
Iooi.
Via , goffo orso danzante.
Riprendi il ballo insieme agli altri a mendicare.
Attento ai vetri,alza il volume,vai,non ti voltare.
Dimenticare,dimenticare, dimenticare,dimenticare.
2-9-10