Primo canto – La parola magica

Daniele Bollea

Come nacque la parola che si staglia
da fondi di rumore naturale
che fece del silenzio la lavagna
su cui si associarono le parole?
poesie di sillabe?
echi d’emozioni primordiali?
canti del se riflesso in ogni cosa ?
Un nome e compariva l’immagine
del figlio che non torna, del padre dipartito,
un racconto sembrava un film a colori.
Tale magico potere aveva la parola
che non potevi fare a meno di seguirla
così come al richiamo di un anatra a migrare
si levano le compagne in volo.
Chissà che non siano state proprio le cose
vive nella mente universale
a farci pronunciare il loro nome
e il cosmo per primo a parlare
e noi con lui a pensare ad alta voce.
Grandi frasi come costellazioni di parole
hanno descritto terra e cielo
e intessuto mitici serti
a dare maestà alla tragedia umana
a vincer la paura della morte.
Ed era ancora il Cosmo a rivelarsi a noi:
piovvero dai cieli magici racconti
storie di dei pianeti nei regni zodiacali,
quasi fosse il firmamento
il disco fisso della memoria
e l’indicibile vuoto che in noi desta
un vapore saturo di gesta
oltre che dell’ io sono
l’androne maestoso.
Non potevamo allora dubitare
né chiederci cosa fosse il mondo
che a noi si presentava e che eravamo
era la fede il senso del reale,
il cosmo il nostro cuore,
e le parole la voce del signore.
Da l’anima ricorda