Esquilino. Un colle

Daniela Attanasio

Daniela Attanasio

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il vento spazza via le carte dai marciapiedi
negli angoli delle strade, nei cortili.
Gli alberi si spiumano come canne,
paurosamente squilibrati nella catena del traffico.
C’è una grande piazza sotto le mie finestre
il movimento rotatorio del vento
mischia profumi orientali. A ogni angolo chioschi notturni di fiori
dove attraccano migrazioni di razze-
tutti vicini a strusciarsi i gomiti negli ascensori
a impastare le lingue con gli odori delle cucine
io guardo con gli occhi abbacinati di un turista
senza punti di riferimento. Nessun luogo da ricordare
in questo esiguo esperimento di vita
ma quando il vento cambia
da qualche parte arriva il ricordo di una faccia senza sorriso
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sotto i portici della piazza ristagna l’odore dell’orina –
un camposanto di resti, buste lattine fogli di giornale,
una torbida palude disegnata dal vento e dalla natura dei passi.
Nella vetrina la luce si addensa di cristalli –
un uomo sbattuto a terra con un cappotto lercio sulle
spalle, un cartone di vino ai piedi. Il sole entra sobrio in un’orbita
di architetture piemontesi, l’aria metallica raschia le celle dei
polmoni come un’unghia. Non è la luce dell’India a snodare
la passione del giorno, è un disperante bisogno di vita.
L’acqua della poesia scorre su cose sporche e zone d’amore
come sui rauchi rumori di questa piazza, sulle sue solitudini di razza
IL RITORNO ALL’ISOLA
Nino Aragno Editore, 2010