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Vicinatro III

Yang Lian

Yang Lian

venir dimenticati è una fortuna dice lei
che quanti non conoscono la stanchezza imparino a ricordare!

ogni donna comincia toccandosi il corpo
dice lei ogni sapienza tenebrosa corrisponde a corruzione

il sangue accende l’ultima candela
e il cielo viola della notte comincia a tessere ferite

un verme scava un tunnel per nascondere la minuscola morte
morte che sverna intrappolata

la morta come un autore senza lettori
cammina al piano di sotto incinta di un bimbo segreto

angeli pipistrelli dalle mammelle raggrinzite raccolgono le ali
appesi a testa in giù sotto la nivea pelle

dice lei la mano assassina è stanca di venire prestata
la stanchezza è il solo letto che ci sia

i serpenti d’acqua del laghetto appaiono e scompaiono
lei in piedi sulla riva è luce lunare che non riguarda lei stessa

quando l’eclisse lunare tocca la carne trasuda palude nera
così una donna diventa un’altra

Vicinato

Yang Lian

Yang Lian

una poesia dei vivi è quanto di più vicino ai morti
una possibile tomba nascosta in cielo
come un’impossibile soffitta chiude a chiave nella polvere
un ragno o una mosca
i cadaveri sono scatole intagliate che i fantasmi prenotano per abitarvi
aspettando che la mia mano quando si apre lasci impronte
il topo della scala appena calpestato ritorna in vita
luce risvegliata cent’anni fa
che con stridule grida taglia via l’ombra della fantasia del poeta
una nuvola in piedi sulle tegole
abituata a decomporsi in caviglie grigiastre
declama quanto di più vicino ai vivi
e come reliquie che rovistano fra le mie dita
esibisce la vergogna che ogni uomo dovrebbe sentire

(Berna, 1955)

La tomba dei saggi

Yang Lian

Yang Lian

Non possono far altro che discutere di capre

lentamente sorseggiano un the – si addensa il crepuscolo
persino su uno strato di aghi di pino oscilla la luna
l’albero che profuma di pino solido si sostiene
l’ombra dei monti circostanti – diffonde il cinguettio del giorno
una panca di pietra verde rinchiude il viaggiatore
nell’ascolto attento – a loro viene tolto l’accento
una tazza di porcellana raddensa la lontananza come giada
quando leggera si appoggia è ancora tiepida e trasparente

Raccolto

Yang Lian

Yang Lian

Questi tetti spinosi dopo la trebbiatura
risplendono sull’aia estiva
questi cieli che si sono esposti al sole d’improvviso anneriscono
il mare si restringe argentee tegole abbaglianti
due alberi si precipitano in direzioni opposte
due carestie seminate con il grano di un uomo
la morte dell’anno prossimo è già obsoleta
il sole s’è spezzato il collo
i tuoi occhi spianano e smascherano la città folle.

Preistoria

Yang Lian

Yang Lian

i giorni strappano via le maschere dei giorni che altro resta?
la balia che ti batte sulla spalla
è come sempre il cielo pieno di desiderio omicida
la finestra più antica dei denti di squalo
quando viene perduta guarda al mare
una lingua blu lecca risoluta la guida di viaggio
tanto eccitata che la carne sulla spiaggia è tutta nuda
nell’ardore la morte sta accelerando
una brezza può scuotere questo mondo
il vento dell’ultimo giorno chi è l’ultimo bambino rimasto?
ogni volto nasconde roccia dietro al volto
proprio nella preistoria ricorrono carestie nutrite da due mani
la polvere del mare vola
in piedi sulle gambe dei ragni
un albero splendente è carico di esche di fiori
seduce chi da millenni è sedotto
tu

La proposizione del corvo

Yang Lian

Yang Lian

nella lingua dei corvi ogni mattino muore un’altra volta
con le tenebre i corvi esibiscono luce
tombe verdi di nuovo calpestate
la foresta mostra il suo profilo
la carne dei morti ingrassa nei pini
ma orecchie sottili e trasparenti di notte stanno appese su tutti i rami
il silenzio dopo la morte vi risveglia di soprassalto
solo da morti ascoltate in una testa ripugnante
come il pensiero fa il raccolto della tempesta
testa che puntuale spia nelle stanze da letto scoppiando a ridere
arrogante quanto un carceriere calvo
corvo ben avvolto nell’uniforme presa in prestito dalla notte
ancora più nudo
doratura sugli scritti dell’estate
le tenere manine che lente camminano sull’erba si strappano le unghie una ad una
i vostri libri di testo sono stampati in sogno
vanno a scuola nel sonno piumati dalla testa ai piedi
nuotano ascoltano l’acqua del fiume
scavare nel corpo una grotta più bianca della luce
di nuovo da ciò che non si riesce a sentire alte grida spaventose.

Casa come ombra

Yang Lian

Yang Lian

quella è la tua casa casa come ombra
edificio che sul prato allarga il crepuscolo
i canti degli uccelli vengono abbattuti dal cielo
le lingue delicate delle foglie
discutono di nuovo della stanca tempesta
anche l’ombra è stanca ciechi messi in fila
senza saperlo cadono nel precipizio

quella è la tua casa casa senza te
tu sei dovuto come il debito di un incubo
un topo balza sul pavimento si ammala e scivola
topo come ombra
il volto sempre più scuro
bocca color di rosa apre a morsi la porta dell’elegia
quando il giorno muore tu vai ad abitare in una candela marcia

afona come quattro pareti che simulano la vita
la luce cavalca la più fragile delle pietre infiltrata sotto terra

si infiltra dentro te l’ombra come un padrone
entusiasta apre il balcone della notte ammira quel paesaggio
un altro gatto selvatico va a caccia della sua stessa paura
un’altra testa viene conclusa da chiodi conficcati nelle stelle
bianco argenteo come erbacce
le tenebre paralizzate che si ergono dritte
cancellano il tu di un anno che un giorno invecchierà
come la spaventosa luce lunare cancella questa terra vuota

Già letto

Yang Lian

Yang Lian

nei cimiteri cinesi i pini respirano così come crescono
ma il vento cambia tranquillo la direzione della giornata
l’aratro va avanti e indietro fino alla fine del campo
verde fertile libro di agosto
la vita semina i semi dei morti
la notte tutte le stelle viaggiano in un pozzo di giada
per tutta l’estate leggi una biografia
l’ombra del pino è immersa nell’acqua
una sedia piena d’acqua è incisa in un bassorilievo
il mare lontano va in collera da solo
canti di uccelli inondano il cielo quasi non cantassero
leggi come se non avessi letto niente
c’è solo l’arte che scuote un pomeriggio e lo rende nero.

1989

Yang Lian

Yang Lian

chi dice che i morti possono abbracciare?
come cavalli meravigliosi
criniere grigio argento
stando fuori della finestra nella gelida luce lunare
i morti vengono sepolti nei giorni del passato
in giorni passati da poco
i pazzi furono legati ai letti
rigidi come chiodi di ferro
a bloccare il legname dell’oscurità
il coperchio della bara ogni giorno
serrando in questo modo
chi dice che i morti sono morti e andati?
i morti
avvolti nel vagabondaggio dei loro giorni estremi
sono sempre i padroni
quattro loro volti su quattro mura
tuttavia ancora macelleria
sangue
è ancora l’unico paesaggio famoso
a dormire nella tomba furono fortunati
ma si risvegliarono in
un domani gli uccelli temono persino di più
questo senza dubbio è un anno perfettamente ordinario

Traduzione di Tomaso Kemeny

Il primato della poesia
a cura di Tomaso Kemeny