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Le posizioni del dolore

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

Perché non trovarti mai le vene?
macchiarti le tue braccia di neve
così? E io non trovavo l’infermiera
per domandare e i visitatori non
trovavano la stanza per visitare
e tu non trovavi il telecomando
che pure era lì, quello per sollevare
il letto, per cambiare ogni due ore,
tutte le posizioni del dolore.

Poesia n. 313 Marzo 2016
Vivian Lamarque. Madre d’inverno
(anticipazione dell’omonimo volume in uscita
presso Arnoldo Mondadori Editore)

 

 

 

 




Vento

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

I
Non sei venuto questa sera all’appuntamento
va bene che c’era un po’ di vento
e non ti avevo detto da che parte della stanza
e non sapevi poverino l’ora esatta
ma solo la sera della settimana
non mi ricordo più le cose
da quando ti sono stata presentata
proprio quella sera che non mi hai notata
abbiamo parlato solo due tre volte
ti ho detto solo quattro cinque cose
nome cognome e che sono separata
non puoi saperlo poverino
che mi sono innamorata
II
Nonostante ci fosse un po’ di vento
sei venuto questa sera all’appuntamento
e mi hai dato due baci sulle guance
e mi hai fatto una carezza e un complimento
mi gira forte la testa
ma non c’entra il vento
III
Non sei venuto questa sera all’appuntamento
eppure non c’era in cielo il vento
e ti avevo detto da che parte della stanza
e anche son sicura l’ora esatta
non mi muovo sto qui ad aspettare un complimento
e siccome mi sono innamorata io mi sento
con dentro alla testa un po’ di vento.

Vivian Lamarque

(Tesero, 1946), da Teresino (Società di poesia, 1981)

Venti circa volte già natale

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

Di vita venti circa anni ancora, così tanti?
Specifichiamo allora: inverni venti circa
venti circa primavere, così poche? circa
sole venti volte è già natale, venti andare
al mare? è così poco venti due decine sole
e mentre dici venti il vento ruba siamo a
diciannove, a nove – grandi speranze,
forsizie rami d’oro, disperazione e
resurrezione, venti, che paura entra
dentro la regione.
Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Madre d’inverno (Mondadori, 2016)

Per chi ha vegliato una notte una madre

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

Altro che la visione delle immacolate
vette dell’Himalaya, altro che le meraviglie
dei vulcani in ripresa d’attività, altro
che da una sponda osservare le maestose
cascate come nel film Niagara
affacciata alla sponda del tuo letto d’ospedale
la visione della candida collina del lenzuolo
che faticosi respiri fanno sollevare
abbassare sollevare, nella bianca camicia
un ricamo trasale, trema un bottone
di madreperla in precario equilibrio
quieto luccica il termometro
sul comodino posato e luccica
come un’aurora un tramonto il rosa
della flebo e nel sacchetto l’oro
dell’urina e lo scialle bianco fa la collina
coperta di neve tanta neve infatti
stai cercando di formare la frase senti che
freddo qui che freddo che fa?

Madre d’inverno


I mattini ghiro mio

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

I mattini ghiro mio
come vorrei che tu imparassi ad amare i mattini
soffriresti meno ad alzarti forse
se da te fosse come qui
che quando apri le finestre
subito hai lì alberi perfetti
immobili ma a guardare bene
con anche un punto dove le foglie tremano
per un uccello appena volato via
al rumore della finestra
(o forse ghiro mio avresti sonno lo stesso).
Vivian Lamarque (Tesero, 1946) da Poesie 1972-2002 (Mondadori, 2002)

Caro albero meraviglioso / la poesia alle elementari

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

Caro albero meraviglioso
che dal treno qualcuno
ti ha tirato un sacchetto
di plastica viola
che te lo tieni lì
stupito
sulla mano del ramo
come per dire
“cos’è questo fiore strano
speriamo che il vento
se lo porti lontano”.
Ci vediamo
al prossimo viaggio
ricorderò il numero
del filare, il tuo
indirizzo, ho contato
i chilometri dopo lo scalo-merci
arrivederci.
Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Gentilmente (Rizzoli, 1998)