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Tombeau de Toto’

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Totò diventa cieco, da vecchio.
Tutto quell’agitarsi disossato
per finire nel buio.
Un muoversi a tentoni,
un zigzag nelle tenebre.
Ma è vero anche il contrario:
Totò diventa vecchio, da cieco.
Me lo ricordo ancora, sotto casa, in civile,
che traversa la strada a un funerale,
tra due ali di folla impazzita per lui.
E lui stava al gioco, sconnesso, veniva avanti a scatti,
senza vedere nulla – solo ora capisco!
Cieco, vecchio e meccanico,
ma come caricato dalla molla d’acciaio del dialetto,
finché, perso lo sguardo, non perde anche la lingua.
Nei suoi ultimi film, non potendo seguire le battute,
viene doppiato. E’ questa la leggenda:
da cieco che era, ora è muto
nella pellicola, mentre un’altra voce
sostituisce la sua.
Totofonia blasfema, alle soglie dell’ombra.
Deposta la visione, deposta la parola,
il corpo pinzillacchero
discende nella Tomba.

L’età della tagliola

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Per prima cosa ho visto tre ragazze,
dopo ho intuito che era una soltanto
moltiplicata.
Finché ho capito che ogni ragazza
ne contiene altre due,
fiore con tre corolle, equazione a tre incognite.
Avere quell’età, significa sostare innanzi a un bivio:
da un lato sta il passato appena prossimo,
dall’altro un futuro duale – scelta,
biforcazione, sesso, forbice.
Chi cresce, chi adolesce, si divide
e per andare avanti deve amputarsi
come fa la volpe, che stacca la sua zampa
presa nella tagliola.

La curva

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Nella curva, la stessa, in montagna, scendendo
dalla macchina, mia figlia, piccolina,
vomitava, per strada, tutti gli anni, inevitabilmente.
Ormai la conoscevo:
come al nostro santuario, ci fermavamo
per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
lungo il tornante dell’alba.
Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
ma quella sosta mi rimane in mente,
cruna della nostra famiglia nella fuga
in Egitto. Ogni famiglia è in fuga,
solo l’Egitto cambia.

Le pastorelle pornografiche

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Si rifanno le tette per Natale,
affollano la scena telegenica
di un unico Presepe Pansessuale
che schiude loro la promessa edenica.
Altro che Incarnazione del Divino!
Qui carne chiama carne in un delirio
che cancella l’arrivo del Bambino
per abolire insieme il suo martirio.
La Santa Festa si trasforma in Party,
gloria dell’apparato genitale,
mentre la chirurgia riduce in quarti
la splendida carcassa d’animale
e il corpo denudato, offerto, visto
fa da stella cometa al nuovo Cristo.

Lo sciame

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Si dice “sciame di scosse”, come fossero api,
ma api che ci cacciano da casa,
api che fanno un miele amaro amaro,
di dolore, di nausea, di paura.
Ci eravamo accampati sopra il loro alveare,
ecco perché ci cacciano.
Non siamo a casa neanche a casa nostra,
anche la nostra casa è casa d’altri,
la casa di qualcuno arrivato da prima
e che adesso ci caccia.
Vengono a sciami, si riprendono casa,
la loro casa, da cui ci scuotono via,
punendoci per la nostra presunzione:
essere stati tanto fiduciosi
da credere che il mondo si potesse abitare.

Meteoreologica, è l’unica vera

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Meteorologica è l’unica, vera
coscienza che noi abbiamo dello Stato,
immagine sgargiante di isobare
come panneggi sopra una nazione
circondata dal nulla.
Tutti i paesi intorno riposano nel buio,
terre indistinte, senza identità
né previsioni atmosferiche.
Il nostro, invece, trapunto
di segnacoli, vibra e brilla sul fondo
di un moto ondoso in aumento.
Sono a Isoletta-San Giovanni Incarico,
autunno, un pomeriggio soleggiato,
mentre il treno risale arrancando
la snella silhouette della penisola:
faccio parte di un popolo devoto
a nubi, raggi, fulmini
attesi per domani.

Natale, credo scada il bollino blu

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Natale, credo, scada il bollino blu
del motorino, il canone URAR TV,
poi l’ICI e in più il secondo
acconto IRPEF – o era INRI ?
La password, il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.

Giovani senza lavoro

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

I.
Giovani senza lavoro
con strani portafogli
in cui infilare denaro
che non è guadagnato.
Padri nascosti allevano
quella sostanza magica
leggera e avvelenata
per le vostre birrette.
Condannati a accettare
un regalo fatato
sprofondate nel sonno
mortale dell’età,
la vostra giovinezza,
la Bella Addormentata,
langue nel sortilegio
di una vita a metà.
II.
Giovani senza lavoro
chiacchierano nei bar
in un eterno presente
che non li lascia andar.
Sono convalescenti
curano questo gran male
che li fa stare svegli
senza mai lavorare.
Di notte sono normali,
dormono come tutti gli altri
anche se i sogni sono vuoti
anche se i sogni sono falsi.
Falsa è la loro vita,
finta, una pantomima
fatta da controfigure,
interrotta da prima.

Babbo Natale gnostico

Valerio Magrelli

 

Valerio Magrelli

 

Quest’anno il bambinello non ha portato doni,
ma ci ha portato via un ragazzo dolce, appena di vent’anni
ucciso da un pirata della strada.
Povero gesucristo, dio impotente,
cosa speri di fare contro il Grande Demiurgo,
contro il Dio Vero, di Casal di Principe,
il Re che atterra il debole per premiare l’ingiusto?
Sta’ nella mangiatoia, accùcciati su un fianco,
rimettiti a dormire, lascia perdere,
tanto lo sanno tutti, che ti aspetta la croce,
vittima, tu medesimo, di questa creazione malvagia
di cui sei lo smarrito spettatore, la preda
abbandonata sul ciglio di una curva.
Non è cambiato nulla, a ben vedere:
hai solo lasciato la culla
per stenderti in una cunetta.

Ogni volto fotografato

Valerio Magrelli

Valerio Magrelli

Ogni volto fotografato
è un immagine bellica,
il punto di tangenza
tra l’aereo nemico e la nave
nell’attimo che precede l’esplosione.
Fermo nell’istantanea,
nel contatto flagrante tra due sguardi
immolato, ripreso
mentre le fiamme covano già
nella fusoliera crescendo
dentro i suoi tratti, vive
soltanto il tempo necessario
a compiere la missione del ricordo.

Valerio Magrelli

(Roma, 1957), daNature e venature(Mondadori, 1987)