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Disse che a paura e malattia

Sergej Georgievic Stratanovskij

Sergej Georgievic Stratanovskij

Cказал, что к страху и болезни
Сводилась жизнь,
что длинной казнью
Был каждый день,
а ночь боязнью
Гостей непрощеных. Сказал
что этот мир не дом – вокзал
Зал выживания,
где все чего-то ждут
Sergej Georgievic Stratanovskij
(Leningrado, 1944), da
Buio Diurno
(Einaudi, 2009)
Disse che a paura e malattia
Si è ridotta la vita,
che ogni giorno
Era una lunga esecuzione,
e la notte – timore
Di ospiti inattesi. Disse
Che questo mondo non è casa ma stazione,
Sala di sopravvivenza,
dove tutti attendono qualcosa

Dio è nelle cose di ogni giorno

Sergej Georgievic Stratanovskij

Sergej Georgievic Stratanovskij

Бог в повседневности:
в овощебазах, на фабриках
В хаосе матчей футбольных,
в кружке ларечного пива
В скуке, в слезах безысходности,
в письмах обиды любовной
В недрах библейских дубов,
в дрожи плоти от страха бескровной
Cмотрит колхозник смиренный
на Его тонкотканный шатер
Kраски Его растер
в мастерской остроглазый xудожник
Кто он? Отец многоликий
в многоочитых соборах
Или младенец, играющий
с утренней новой звездой?
Sergej Georgievic Stratanovskij (Leningrado, 1944), da Buio Diurno (Einaudi, 2009)
Dio è nelle cose di ogni giorno:
nei magazzini d’ortofrutta, nelle fabbriche
Nel caos degli incontri calcistici
nel boccale di birra di un chiosco
Nella noia, nelle lacrime scorate
nelle lettere di un’offesa amorosa
Nei recessi delle querce bibliche
nel tremito della carne esangue di paura
L’umile colcosiano osserva
la Sua tenda di tessuto fine
Nello studio ha impastato i Suoi colori
un pittore dalla vista acuta
Chi è Costui? Un Padre dai tanti volti
dentro occhiute cattedrali
O un bambino che gioca
con una nuova stella del mattino?

Non ho rimpianti

Sergej Georgievic Stratanovskij

Sergej Georgievic Stratanovskij

Non ho rimpianti, non chiedo aiuto, non piango
Tutto passerà come la bruma dai meli bianchi
Appassito in una decadenza dorata
Io non sarò più giovane.
Anche il mio cuore toccato dal gelo
non batte più come una volta
ed il paese della tela di betulla
non mi spingerà più a vagabondare a piedi nudi.
Spirito randagio! Sempre meno
attizzi il fuoco delle mie labbra,
freschezza della giovinezza
ardore degli occhi, fiume di sentimenti dove siete!
Ora sono diventato avaro nel desiderio
forse ti ho sognato vita mia?
Davvero all’alba della mia primavera tuonante
ho cavalcato un destriero rosa?
Noi tutti a questo mondo siamo votati alla fine
Il colore ramato delle foglie d’acero goccia silenziosamente
Siamo dunque felici, siamo stati benedetti
d’essere nati per fiorire e poi morire.