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Giorno d’autunno

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Signore: è tempo . Grande era l’arsura .
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno’ di tepore,
.che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.

Gennaio

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.
Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l’ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville , rovina.
In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s’accresce,
diviene sempiterno, infinito.

Sogno

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

lo penso: e vedo (o sogno)
un piccolo villaggio, una gran pace:
dentro, un cantar di galli.
E il piccolo villaggio si smarrisce
in un fiaccar di neve.
Entro il villaggio in abito da festa
una casetta bianca.
Furtiva accenna una testina bionda
tra le cortine mosse.
Schiudo la porta; e i cardini, stridendo,
chIedono fiochi aiuto.
Poi, nella stanza, un timido e sommesso
profumo di lavanda.

Dio, come posso concepire l’ora, la tua…

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Dio, sei grande!
Dio, come posso concepire l’ora, la tua
quando per darle perfezione e forma nello spazio
innanzi a te ponesti la parola?
Per te il niente era una ferita
e la curasti creando il mondo.
Ora si rimargina piano fra noi.
E giacché gli anni hanno risucchiato
le molte febbri dell’infermo
già sentiamo, ed è un mite battito,
il cuore sereno dell’orizzonte.
Siamoo adagiati sul nulla, siamo il suo balsamo
fasciamo ogni squarcio,
ma tu diventi sempre più vago
all’ombra del tuo volto.

Paesaggio invernale

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Respiran lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo via via.
Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte più intente.
Rintoccano l’ore. Ne vibra
percosso ogni bimbo tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto d’un ciocco
che in lampi e faville rovina.
In niveo brillar di lustrini,
il candido giorno là fuori s’accresce,
divien sempiterno Infinito.

Non posso ricordare

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me
lieve come un raggio di luna alla finestra.

Non aver paura, sono io..

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Non aver paura, sono io. Non senti
che su te m’infrango con tutti i sensi?
Ha messo ali il mio cuore
e ora vola candido attorno al tuo viso.
Non vedi la mia anima innanzi a te
adorna di silenzio?
E la mia preghiera di maggio
non matura al tuo sguardo come su un albero?
Se sogni, sono il tuo sogno
ma se sei desto sono il tuo volere;
padrone d’ogni splendore
m’inarco, silenzio stellato,
sulla bizzarra città del tempo.

Ma dimmi a te cosa consacro, Signore

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Tutto ciò su lei stava ed era il mondo,
stava su lei con tutto, pietà e ansia, come alberi
che crescono diritti; tutto immagine,
eppure senza immagini, come arca dell’alleanza,
e solenne, come rivolto a un popolo.
E lei lo sosteneva tutto intero,
ciò che vola, che fugge, che è lontano,
l’immenso, il non appreso ancora, calma
come la portatrice d’acqua regge
la brocca colma. Finché a mezzo il gioco,
trasformando e altro preparando,
insensibile il primo velo bianco
sul volto aperto adagio scivolò,
diafano quasi e per non più levarsi,
e chi sa come a ogni domanda una
sola, vaga risposta replicando:
in te, che un tempo fosti bambina, in te.