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Crescenzago

Primo Levi

Primo Levi

Tu forse non l’avevi mai pensato,
Ma il sole sorge pure a Crescenzago.
Sorge, e guarda se mai vedesse un prato,
E non li trova, e con il viso brutto
Pompa vapori dal Naviglio asciutto.
Dai monti il vento viene a gran carriera,
Libero corre l’infinito piano.
Ma quando scorge questa ciminiera
Ratto si volge e fugge via lontano
Che il fumo è cosi nero e attossicato
Che il vento teme che gli mozzi il fiato.
Siedon le vecchie a consumare l’ore
E a numerar la pioggia quando cade.
Della polvere spenta delle strade,
E qui le donne non cantano mai,
Ma rauco e assiduo sibila il tranvai.
A Crescenzago ci sta una finestra,
E dietro una ragazza si scolora.
Ha sempre l’ago e il filo nella destra,
Cuce e rammenda e guarda sempre l’ora.
E quando fischia l’ora dell’uscita
Sospira e piange, e questa è la sua vita.
Quando nell’alba suona la sirena
Strisciano fuor dai letti scarmigliati.
Scendono in strada con la bocca piena,
Gli occhi pesti e gli orecchi rintronati;
Gonfian le gomme della bicicletta
Ed accendono mezza sigaretta.
Da mane a sera fanno passeggiare
La nera torva schiacciasassi ansante,
O stanno tutto il giorno a sorvegliare
La lancetta che trema sul quadrante.
Fanno l’amore di sabato sera
Nel fosso della casa cantoniera.
Crescenzago, febbraio 1943.

Cantare

Primo Levi

Primo Levi

… Ma quando poi cominciammo a cantare
Le buone nostre canzoni insensate,
Allora avvenne che tutte le cose
Furono ancora com’erano state.
Un giorno non fu che un giorno:
Sette fanno una settimana.
Cosa cattiva ci parve uccidere;
Morire, una cosa lontana.
E i mesi passano piuttosto rapidi,
Ma davanti ne abbiamo tanti!
Fummo di nuovo soltanto giovani:
Non martiri, non infami, non santi.
Questo ed altro ci veniva in mente
Mentre continuavamo a cantare;
Ma erano cose come le nuvole,
E difficili da spiegare.

Buna

Primo Levi

Primo Levi

Piedi piagati e terra maledetta,
Lunga la schiera nei grigi mattini.
Fuma la Buna dai mille camini,
Un giorno come ogni giorno ci aspetta.
Terribili nell’alba le sirene:
«Voi moltitudine dai visi spenti,
Sull’orrore monotono del fango
E nato un altro giorno di dolore».
Compagno stanco ti vedo nel cuore,
Ti leggo gli occhi compagno dolente.
Hai dentro il petto freddo fame niente
Hai rotto dentro l’ultimo valore.
Compagno grigio fosti un uomo forte,
Una donna ti camminava al fianco.
Compagno vuoto che non hai più nome,
Un deserto che non hai più pianto,
Cosi povero che non hai più male,
Cosi stanco che non hai più spavento,
Uomo spento che fosti un uomo forte:
Se ancora ci trovassimo davanti
Lassù nel dolce mondo sotto il sole,
Con quale viso ci staremmo a fronte?

Avigliana

Primo Levi

Primo Levi

Guai a chi spreca la luna piena,
Che viene solo una volta al mese.
Accidenti a questo paese,
A questa stupida luna piena
Che splende placida e serena
Proprio come se tu fossi con me.
… E c’è perfino un usignuolo,
Come nei libri del secolo scorso;
Ma io gli ho fatto prendere il volo,
Lontano, dall’altra parte del fosso:
Lui cantare ed io stare solo,
E davvero una cosa che non va.
Le lucciole, le ho lasciate stare
(ce n’era molte, per tutto il sentiero):
Non perché ti somigliano nel nome,
Ma son bestiole cosi miti e care
Che fanno svaporare ogni pensiero.
E se un giorno ci vorremo lasciare,
E se un giorno ci vorremo sposare,
Spero che venga di giugno, quel giorno,
E ci sian lucciole tutto intorno
Come stasera, che tu non sei qui.

Attesa

Primo Levi

Primo Levi

Questo è tempo di lampi senza tuono,
Questo è tempo di voci non intese,
Di sonni inquieti e di vigilie vane.
Compagna, non dimenticare i giorni
Dei lunghi facili silenzi,
Delle notturne amiche strade,
Delle meditazioni serene,
Prima che cadano le foglie,
Prima che il cielo si richiuda,
Prima che nuovamente ci desti,
Noto, davanti alle nostre porte,
II percuotere di passi ferrati.

Ostjuden

Primo Levi

Primo Levi

Padri nostri di questa terra,
Mercanti di molteplice ingegno,
Savi arguti dalla molta prole
Che Dio seminò per il mondo
Come nei solchi Ulisse folle il sale:
Vi ho ritrovati per ogni dove,
Molti come la rena del mare,
Voi popolo di altera cervice,
Tenace povero seme umano.

Alzarsi

Primo Levi

Primo Levi

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche’ suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
“Wstawac”:
E si spezzava in petto il cuore.

Ad ora incerta

Primo Levi

Primo Levi

Gonfian le gomme della bicicletta
Ed accendono mezza sigaretta.
Da mane a sera fanno passeggiare
La nera torva schiacciasassi ansante,
O stanno tutto il giorno a sorvegliare
La lancetta che trema sul quadrante.
Fanno l’amore di sabato sera
Nel fosso della casa cantoniera.

Abbi pazienza

Primo Levi

Primo Levi

Abbi pazienza, mia donna affaticata,
Abbi pazienza per le cose del mondo,
Per i tuoi compagni di viaggio, me compreso,
Dal momento che ti sono toccato in sorte.
Accetta, dopo tanti anni, pochi versi scorbutici
Per questo tuo compleanno rotondo.
Abbi pazienza, mia donna impaziente,
Tu macinata, macerata, scorticata,
Che tu stessa ti scortichi un poco ogni giorno
Perchè la carne nuda ti faccia più male.
Non è più tempo di vivere soli.
Accetta, per favore, questi 14 versi,
Sono il mio modo ispido di dirti cara,
E che non starei al mondo senza te.