Archivi categoria: Poeti Emergenti

Se Potessi

Paolo Cafà

Se potessi descrivere le sensazioni direi che sono il respiro.

Se potessi immaginare il sogno penserei all’infinito e alla libertà.

Se potessi baciare la musica pronuncerei il nome di un angelo. 

Se potessi descrivere la bellezza direi che è nella vita. 

Se potessi far parlare il cuore lo farei in tutte le lingue del mondo.

Se potessi toccare l’universo pronuncerei una sola parola: amore.

Quel che resta

Fiorella Rega

Ci restano bocconi di memorie
      quando eravamo sazi dei tramonti
                   scesi sulle cosce,
       le spalle nude a graffiare il vento,
             le mani a scavare buche
        per annacquare fiori tremolanti.
                Dune di sabbia rosa
                intorno ai piedi caldi,
          salite e poi discese di parole
            come altalene di sussurri
                   al nostro mondo
        disegnato su pezzi di carta lisi.
          Ci restano le scritte colorate
               sui cartelloni a vista:
              “Si nasce per morire “.
         Non ci abbiamo creduto mai.

Rinasceremo querce

Fiorella Rega

 I nostri cuori rovesciati
             rotoleranno via
             tra i sassi
             spinti da mani sporche
             di bugie.
             Li accoglierà la Terra
             silenziosa
             e ne farà radici
             che spezzeranno l’odio.

Sottomissione

Antionio Mario Sestito

Il brusio delle foglie

il soffio che contorna un battito d’ali

il crepuscolo di un filo d’erba che irrompe

il lento limaccio della lumaca

il crepitio di un ramo che cerca luce

 

… perché non abbiamo ascoltato

 

Ora, tutto intorno a noi riposa

l’aria respira

il sole terso

illumina i colori

 

Ora il mondo riposa

finalmente,

senza di noi

riposa.

Il sabato nel villaggio

Antionio Mario Sestito

La donzelletta in sul calar del sole

rimane al balcone

rose e viole non allietano il suo petto

né il crine lascia ornare

dimani, non è più  dì di festa.

Siede lontana dalle vicine
su la scala con maschera e guanti

 a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,

quando era ancora luce la sera

e si giungea abbracciati e ornati

con le compagne sane e snelle
e solea danzar e bere la sera intra

notte fonda coi compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,

e non appare più l’azzurro il sereno, nè tornan l’ombre
giù da’ colli e da’ tetti,

ma una luna in affanno more al calar del sole.
Or la squilla dà segno

e dai balconi musiche italiane

sgombrarsi il silenzioso dì
fan festa ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.

I fanciulli gridando dietro le finestre
mirano la vuota  piazzuola

e saltando nelle logge,
fanno un lieto romore.

E intanto a revocar il dolce desio

della sua parca mensa

 il zappatore, quando dei mali suoi men si ricorda.
Poi  intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro tace.
ancora non prendi a schivo i tuoi giorni insani

Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
con dolor sottentra

Il pensiero del presente

E cotesta età fiorita
non ti accomuna più

Agli augelli che fan festa

E intanto vola

Il caro tempo giovanil;

ti perdo senza un diletto, inutilmente, in questo

soggiorno disumano.

Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Fingendo la poesia

Giorgio Montanari

Ti ho autorizzato

a sbirciare

fra gli scritti di una vita.

Mi rincuora l’idea

di offrirti un’emozione.

Mi inquieta

avere esposto

a sconosciuti

pagine salvate negli anni,

figlie di pensieri fragili,

frutto di istanti di ispirazione.

Non è facile dipingere

per chi, a fatica, distingue i colori.

È molto arduo cantare

per chi non riconosce le note.

Da bambino

mi è stato insegnato che

i libri non si buttano via.

Se anche tu

hai ricevuto questa indicazione

ti avrò donato l’eternità.

Scrivere è una forma di sensibilità,

è un gioco serio, profondo:

mostrarsi oltre il labirinto

in un imprevedibile equilibrio

dove l’innocenza segue l’esperienza.

Ecco perché,

conscio dei miei limiti,

sto fingendo la poesia.

Orol’agio

Ludovica Narcisi

Bianco nero
Nero bianco
Lo scoccare del tempo
Il volo d’angelo
Tutto si è perso
Nulla ha più un fine
Si attende uno spazio
Senza confine
Il giorno è la notte
Il cibo è la sorte
Che attonita e triste
Ti chiede di andare
Lontano da casa
Da ciò che conosci
Fino ad un lurido
Mercato di bare.

Raggio di Sole

Paolo Cafà

Se mi perdo

non cercarmi

tra gli umani,

cercami nel sibilo

del vento,

tra le onde

increspate del mare,

sulla vetta innevata

del monte,

sono lì

ad aspettarti.

Cercami all’alba,

al tramonto,

nel cielo terso,

oltre le nuvole.

Cercami sulle

fronde del pino,

nel volo del falco,

nelle acque del fiume,

nella pioggia

scrosciante.

Cercami nel raggio

di sole che illumina

la vita.

Sono Vivo

Rosario Nestini

Mi son seduto stamattina sulla panchina

Ai  piedi della casa natale di

Luigi Pirandello

Con l’occhio mio guardavo il mare che

Non dava infinito

Tempestato d’un colore che dava sul

Corallo.

Mentre con i pensieri miei fantasticavo

mi giro e mi vedo seduto Proprio Accanto

Un signore di bell’aspetto col pizzetto

Un bastone e con in testa Un cappello di paglia

Stile antico

Perplesso lo guardai e dissi a me stesso

Sembra la copia perfetta di  Luigi Pirandello

Come se il pensiero mio avesse letto

Mi guardò quasi infastidito

E Mi disse io sono proprio io Luigi Pirandello.

Gli risposi

Capisco che lei stamattina ha voglia di

Scherzare

Ma quello Luigi Pirandello e morto e le sue

Ceneri sono chiuse  da più di cinquant’anni

Laggiù…in quella pietra tombale.

Mi rispose :

Tu sei morto e non te ne accorgi io sono vivo

Sono Luigi Pirandello il re della lettera e

Del Nobel  insignito

Sono la storia del tempo mio passato

non posso mai morire sono vivo nel cuore

E nelle menti di tutte le genti

Sono Luigi Pirandello  e casa mia e ancora qua

In questa amata terra di Girgenti.