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Ocean Vuong

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Così ballavamo: le vesti bianche
delle madri ci traboccavano dai piedi, fine agosto
ci mutava in rosso cupo le mani.  così amavamo:
una bottiglia di vodka e un pomeriggio in soffitta, le tue dita
tra i miei capelli – i miei capelli foresta in fiamme. Ci tappavamo
le orecchie e l’accesso d’ira di tuo padre si mutava
in palpiti del cuore. Quando le nostre labbra si toccavano, il giorno
si serrava in una bara. Nel museo del cuore
due persone senza testa erigono una casa che brucia.
C’era sempre un fucile appeso
al caminetto. Sempre un’altra ora da ammazzare – per poi implorare
un dio di restituircela. Se non la soffitta, la macchina. Se non
la macchina, il sogno. Se non il ragazzo, i suoi vestiti. Se non vivo,
metti giù il telefono. Perché l’anno è un percorso
compiuto in cerchio. Insomma: abbiamo
ballato così: da soli in corpi dormienti. Insomma:
abbiamo amato così: un coltello sulla lingua
che si muta in lingua.