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Beethoven

Nikolaj Zabolockij

Nikolaj Zabolockij

Nel giorno stesso in cui le tue armonie
Vinsero il mondo della fatica umana,
La luce superò la luce, la nube – la nube,
Il tuono entrò nel tuono, la stella nella stella.
E preso da una furiosa ispirazione,
In orchestre-tempeste, in fremito di tuoni,
Tu salisti le scale annuvolate
E trovasti la musica dei mondi.
Come querceto di trombe e lago di melodie
Tu superasti un uragano stonato,
E gridasti in faccia alla natura stessa,
Il tuo volto leonino penetrò in un organo.
E di fronte allo spazio mondiale
Un tal pensiero mettesti in quel grido,
Che la parola con l’urlo sfuggì alla parola
E diventò musica, l’eterno volto leonino.
Nelle corna del toro di nuovo cantò la lira,
Un osso d’aquila diventò flauto del pastore,
E tu capisti il vero incanto del mondo
E separasti il suo bene dal suo male.
E attraverso la quiete dello spazio mondiale
Fino alle stelle arrivò la nona onda…
Apriti, o pensiero! Diventa musica, o parola,
Colpisci i cuori, perché il mondo trionfi!

Il bucato

Nikolaj Zabolockij

Nikolaj Zabolockij

Distante dalla strada maestra
In un borgo di case e di tigli,
E’ bello restare sulla soglia
E ascoltare il cigolio del pozzo.
Qui, tra colombi e colombe,
Tra i granai e i mucchi di concime,
Il vento scuote turbe di sottane,
Brache, camicie e pezze da piedi.
Riposando dal corpo sudato,
Fatti di tela casalinga,
Qui fin dal giogo mongolo pende
La tavolozza degli abiti russi.
E si vedono su di essi le forme
Sporgenti dei corpi umani,
Copiando in un vivo disordine
Chi e come in essi giaceva e sedeva.
Oggi faccio compagnia alle lavandaie,
Benefattrici degli uomini del posto.
Questa gente non opprime chi giace
E non scaccia gli affamati.
Qui il lavoro ingrossa i calli
Imbiancati dall’acqua saponata,
Non si vantano d’essere ospitali,
Ma nel bisogno ti tendono la mano.
Beato chi l’anima turbata
Laverà qui fino in fondo,
Perché dalla schiuma del bucato
Come Afrodite esca imbiancata!