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Perchè non vieni

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Vedi, le rondini se’n vanno,
Si spoglia il noce dalle foglie,
La brina copre i vigneti,
Perché non vieni ancor, perché?
Oh vieni ancor tra le mie braccia,
Guardarti,io,mai sazio
Dolce appoggiar il mio capo
Sul tuo seno, Sul tuo seno!
Ricordi come al tempo che
Per valli erravam, per piani,
Ti sollevaro, t’abbracciavo,
Oh, tante volte, tante volte?
In questo mondo ci son donne
Con gli occhi-fonte di faville-
Per quanto sian lor sublimi
Non sono come te, non sono!
Che tu puoi sempre rischiarare
La vita di quest’ alma mia,
Sei piu brillante d’ogni stella,
Amore mio, mio amore!
Qua si attarda ancor l’autunno,
Le foglie cadon sui sentieri,
I seminati son deserti…
Perché non vieni ancor, perché?

Non voglio ricco avello

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Non voglio ricco avello
Bandiere e canti
Bensi un verde letto
Di teneri rami.
E dietro a me nessuno
Mi pianga al capo.
Al tardo fogliame
Dia voce solo il vento.
Nel calmo tramonto
Mi sotterriate mentre
A stento stuoli volan
All’orlo del mare.
Mi sia il sonno lieve,
Fratello il bosco,
Un ciel sereno splenda
All’acque eterne
Che da vallee fonde
Si alzan agli orli,
Con braccia di onde
A scavalcar gli scogli-
E sussurran sempre,
In schiume ricadendo,
E sopra gli abeti
Affiori la luna.
Faville dolci versi
La onnisciente,
I tigli su di me
Si spoglin del fiore.
Non piu ramingo io.

Oh,rimani…

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

“Oh, rimani ancor, rimani,
Io ti voglio tanto bene!
Tutti i tuoi desii
Ascoltare so sol io.
Nelle tenebre dell’ombra
Quale principe m’appari
Che contempla l’acqua fonda
Con neri occhi innocenti,
Nello scroscio delle onde,
Nel fremir dell’alte erbe,
Io ti faccio udir l’arcano,
Il sommesso andar dei cervi.
Io ti vedo ammaliato
Sussurrar con lieve voce,
Stendere il nudo piede
Nello splendere dell’onde.
Comme guardi a luna piena
Il barbaglio sui laghi,
I tuoi anni istanti sembran,
Sembran evi i dolci istanti”
La selva cosi mi disse,
Volte su me dimenando;
Zufolai a quel richiamo,
Sorridendo, fra i campi.

Per quanto avessi a soffrire

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Per quanto avessi a soffrire
Nel lungo straniare,
Nel sogno ti ho sempre vista,
Con luna, sull’onde del mare.
Sul cupo mare ti ho cercato,
Dalle lontane sponde,
E solo tu ti sei mostrata
Sul mare, con luna, dall’onde.
Senpre il tuo dolce volto
E blando per me spunta,
La tua cera biondeggiante,
Dall’onde del mare, con luna.

Solitudine

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Le tende ormai calate,
Siedo al tavolo d’ abete,
Nel camin crepita il fuoco,
Mentre vo sopprapensiero.
Nella mente vanno a stuoli
Dolci inganni. E ricordi
Stridon lievi, come grilli
Tra annosi neri muri.
Oppur piovono nell’ alma
E si frangon grevi e tristi
Come gocciola la cera
Ai piedi di Gesù Cristo.
Nella stanza ai cantoni
Pendono le ragnatele,
E tra i libri a cataste
Frusciano furtivi i topi.
E in questa dolce quiete
Alzo gli occhi al plafone
E li ascolto rosicchiare
Dure copertine e fogli.
Quante volte ebbi in mente
D’ appender la lira al chiodo,
Metter fine alla poesia,
Metter fine al deserto;
Ma allora grilli, topi,
Con il loro picciol passo,
Mi riportan la tristezza
Che sempre in verso muta.
Qualche volta. . . Raramente. . .
Che pel lume stesso è tardi,
Sento il cuor rabbrividire
Se il saliscendi stride. . .
Ecco Lei. Per quanto vuota
La casa se ne riempie,
Nel telaio di sventura,
Qual icona, ecco, splende.
E m’ indispettisce il tempo
Che non ferma il suo correr,
Quando insieme sussurriamo,
Le mani le labbra giunte.

Che alma triste..

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Che alma triste m’hanno dato
Parenti di parenti,
Si da accoglier in se stessa
Un mare di tormenti.
Che alma triste e senza senso
E da qual loto inerte,
Che dopo tante illusioni
Pur spera al deserto?
Come non sente la condanna
Dell’incessante pena?
O, flutti dell’augusto mare,
Portatemi con voi !

Che ondeggi

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

-Che ondeggi, mio bosco,
Senza piogge, senza venti,
Tutti i rami a terra spenti?
-Perchè mai non ondeggiare
Se il mio tempo scade!
Scema il giorno, il buio sale,
Le mie foglie si fan rade.
Soffia il vento tra le fronde-
I cantor me li disperde;
Da un lato s’egli batte-
Vien l’inverno, va l’estate.
Come non chinare il ramo,
Se gli ucceli se ne vanno!
Sopra i miei ramoscelli
Passan rondini a stuoli,
Sulle ali i miei pensieri,
La mia sorte, i miei giorni.
Se ne vanno a schiera a schiera,
Gli orizzonti annera,
Se ne vanno come istanti,
Dimenando le lor ali,
E mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
Solo solo con l’affanno,
Unico mio compagno!