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153 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Non pur d’argento o d’oro
vinto dal foco esser po’ piena aspetta,
vota d’opra prefetta,
la forma, che sol fratta il tragge fora;
tal io, col foco ancora
d’amor dentro ristoro
il desir voto di beltà infinita,
di coste’ ch’i’ adoro,
anima e cor della mie fragil vita.
Alta donna e gradita
in me discende per sì brevi spazi,
c’a trarla fuor convien mi rompa e strazi.

154 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Tanto sopra me stesso
mi fai, donna, salire,
che non ch’i’ ‘l possa dire,
nol so pensar, perch’io non son più desso.
Dunche, perché più spesso,
se l’alie tuo mi presti,
non m’alzo e volo al tuo leggiadro viso,
e che con teco resti,
se dal ciel n’è concesso
ascender col mortale in paradiso?
Se non ch’i’ sia diviso
dall’alma per tuo grazia, e che quest’una
fugga teco suo morte, è mie fortuna.

155 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Le grazie tua e la fortuna mia
hanno, donna, sì vari
gli effetti, perch’i’ ‘mpari
in fra ‘l dolce e l’amar qual mezzo sia.
Mentre benigna e pia
dentro, e di fuor ti mostri
quante se’ bella al mie ‘rdente desire,
la fortun’ aspra e ria,
nemica a’ piacer nostri,
con mille oltraggi offende ‘l mie gioire;
se per avverso po’ di tal martire,
si piega alle mie voglie,
tuo pietà mi si toglie.
Fra ‘l riso e ‘l pianto, en sì contrari stremi,
mezzo non è c’una gran doglia scemi.

156 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

A l’alta tuo lucente dïadema
per la strada erta e lunga,
non è, donna, chi giunga,
s’umiltà non v’aggiungi e cortesia:
il montar cresce, e ‘l mie valore scema,
e la lena mi manca a mezza via.
Che tuo beltà pur sia
superna, al cor par che diletto renda,
che d’ogni rara altezza è ghiotto e vago:
po’ per gioir della tuo leggiadria
bramo pur che discenda
là dov’aggiungo. E ‘n tal pensier m’appago,
se ‘l tuo sdegno presago,
per basso amare e alto odiar tuo stato,
a te stessa perdona il mie peccato.

157 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Pietosa e dolce aita
tuo, donna, teco insieme,
per le mie parte streme
spargon dal cor gli spirti della vita,
onde l’alma, impedita
del suo natural corso
pel subito gioir, da me diparti.
Po’ l’aspra tuo partita,
per mie mortal soccorso,
tornan superchi al cor gli spirti sparti.
S’a me veggio tornarti,
dal cor di nuovo dipartir gli sento;
onde d’equal tormento
e l’aita e l’offesa mortal veggio:
el mezzo, a chi troppo ama, è sempre il peggio.

158 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Amor, la morte a forza
del pensier par mi scacci,
e con tal grazia impacci
l’alma che, senza, sarie più contenta.
Caduto è ‘l frutto e secca è già la scorza,
e quel, già dolce, amaro or par ch’i’ senta;
anzi, sol mi tormenta,
nell’ultim’ore e corte,
infinito piacere in breve spazio.
Sì, tal mercé, spaventa
tuo pietà tardi e forte,
c’al corpo è morte, e al diletto strazio;
ond’io pur ti ringrazio
in questa età: ché s’i’ muoio in tal sorte,
tu ‘l fai più con mercé che con la morte.

159 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Per esser manco, alta signora, indegno
del don di vostra immensa cortesia,
prima, all’incontro a quella, usar la mia
con tutto il cor volse ‘l mie basso ingegno.
Ma visto poi, c’ascendere a quel segno
propio valor non è c’apra la via,
perdon domanda la mie audacia ria,
e del fallir più saggio ognor divegno.
E veggio ben com’erra s’alcun crede
la grazia, che da voi divina piove,
pareggi l’opra mia caduca e frale.
L’ingegno, l’arte, la memoria cede:
c’un don celeste non con mille pruove
pagar del suo può già chi è mortale.

160 da Rime

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

S’alcun legato è pur dal piacer molto,
come da morte altrui tornare in vita,
qual cosa è che po’ paghi tanta aita,
che renda il debitor libero e sciolto?
E se pur fusse, ne sarebbe tolto
il soprastar d’una mercé infinita
al ben servito, onde sarie ‘mpedita
da l’incontro servire, a quella volto.
Dunche, per tener alta vostra grazia,
donna, sopra ‘l mie stato, in me sol bramo
ingratitudin più che cortesia:
ché dove l’un dell’altro al par si sazia,
non mi sare’ signor quel che tant’amo:
ché ‘n parità non cape signoria.

O Notte, o dolce tempo

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

O Notte, o dolce tempo, benchè nero,
con pace ogn’opra sempre al fin assalta,
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onora ha l’intelletto intero.
Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero,
che l’umid’ ombra e ogni quet’appalta,
e dell’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti ov’ire spero.
O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria all’alma, al cor nemica,
ultimo degli afflitti e buon rimedio,
tu rendi sana nostra carn’ inferma,
rasciugh’ i pianti e posi ogni fatica
e furi a chi ben vive ogni ira e tedio