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Ai giovani

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Che cosa resta da fare ai giovani
in questo mondo di pazienza e nausea?
Solo graffiti? Rock? Scetticismo?
Ancora resta di non dire amen,
di non lasciare che gli uccidano l’amore,
recuperare la parola e l’utopia,
essere giovani senza fretta e con memoria,
situarsi in una storia che è la loro,
non trasformarsi in vecchi prematuri.

Ancora

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Non ci credo ancora
stai arrivando accanto a me
e la notte è un pugno
di stelle e di allegria
palpo gusto ascolto e vedo
il tuo volto il tuo passo lungo
le tue mani e tuttavia
ancora non ci credo
il tuo ritorno ha tanto
a che vedere con te e con me
che per cabala lo dico
e per i dubbi lo canto
nessuno mai ti rimpiazza
e le cose più triviali
si trasformano in fondamentali
perché stai tornando a casa
tuttavia ancora
dubito di questa fortuna
perché il cielo di averti
mi sembra fantasia
però vieni ed è sicuro
e vieni col tuo sguardo
e per questo il tuo arrivo
rende magico il futuro
e ancorché non sempre abbia capito
le mie colpe e i miei disastri
invece so che nelle tue braccia
il mondo ha senso
e se bacio l’audacia
e il mistero delle tue labbra
non ci saranno dubbi né cattivi sapori
ti amerò di più
ancora.

Artigas

Mario Benedetti

Mario Benedetti

S’ingegnò a essere contemporaneo di coloro che
nacquero mezzo secolo dopo la sua morte
creò una giustizia naturale per neri meticci indios e
creoli poveri
fu tanto lungimirante da cacciarsi in brutti impicci
ebbe coglioni a sufficienza per non dar la colpa agli altri

Brest

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Il colore delle barche scendendo tra i depuratori di Le Hildy.
Le poche nuvole, i gabbiani che bevono l’acqua sporca oltre le reti.
Il colore delle barche
cerca di costruire le sue ragioni anche per me che soltanto le guardo:
pescatori con le proprie barche, colori di qui, di Pont-Aven.
Vado per poter venire un po’ più vicino al niente
sulla spiaggia che va e che viene, e stare come fanno a cercare qualcosa:
bucano la sabbia con le pompe, hanno il secchio per i granchi.
Si va molto avanti, si intravede Place de la République, alta
con gli alberi-hotel per le ragazze venute da Ploudalmézeau.
E una ragazza appoggiata al cemento della postazione militare,
figlia della dea dai capelli di erba della lunga costa.
Il vento graffia le case scrostate,
qualcuno le bagna nel silenzio. Ore di vento.
Di sera le scogliere di Crozon sono una bianca nave leggendaria
come il pensiero che si alza dal libro della Légende de la Mort
sul muro chiaro della stanza: povere cose messe nell’aria prima di dormire.

Città e campagna

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Mi sento nel giro che facevi a prendere la legna,
nel rumore del camion che va perché si possa entrare
in trattoria durante l’ora di pausa: nei pensieri
che accompagnano la terra da togliere in cantiere.
Lo scavo è lo sguardo che lo tiene, quando si va via la sera,
e volendo ci si può chiedere com’è stata, che cosa, la giornata:
restare in una melodia o con un disegno più nervoso e impossibile.
Così mi penso nelle parole che risalgono il cortile,
dopo averti sentita nell’aria che ti affaticava: e un po’ intorno
come una sera d’aria tra le pietre e sulla campagna.
Dove la neve è occuparsi di che cosa sono le erbe e i sassi,
rimanere sulle cose per un po’, nel bianco della neve:
con le piane che avevano il tuo sguardo grande,
tu che diventavi le giornate, lavoro e prati di un mondo.