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La cosa giusta

Manuela Dago

 

Manuela Dago

 

a cosa giusta
l’ho messa in una busta
non so se era di carta
oppure di quel materiale
biodegradabile mi pare
che poi si buca sempre
e scola il contenuto
meglio chiedere aiuto
e se arriva un imbuto?
che ci può fare
giù per le scale
la cosa giusta
se ne va a male
perché non sottovuotare?
durerà di più
sarà più giusta
la cosa giusta
e se poi si guasta
si potrà anche aggiustare
ma avrà smesso di respirare
non si può fare
senza conservanti
né additivi
senza zuccheri aggiunti
solo fermenti vivi
la cosa giusta è pura
precise le date di scadenza
il senno di poi
te ne ricorderà l’essenza
a volte vi confesso
l’ho lasciata marcire
davanti agli occhi
fra le mani (anche adesso)
e mi è piaciuto da morire.

Il cappotto nero

Manuela Dago

 

Manuela Dago

 

voglio un cappotto nero
lungo lungo
fino in fondo al male
che copra questo stivale
e gli avanzi
dei miei pranzi
andati a male
sui quali scivolo con suole d’oro
lucidate da anni di lavoro.
il cielo crolla
noi abbiamo caschi d’argento
facciamo scintille
sopra il cemento.
voglio stringere tutto
prima che scompaia
poi lo andrò a trovare
questo tutto
steso in un letto d’ospedale
mi guarderà
e dal fondo del letto
muoverà un piede nudo
ci guarderemo
ci chiederemo
chi sia il più deluso

Quando la pelle pensa

Manuela Dago

 

Manuela Dago

 

Si fuma penombra fra le dita
i nostri confini sfumano
nei bassi del cuore
di cinque sensi
non uno
rimane al suo posto
radunati in superficie
chiedono alla pelle
di poterla toccare
quella infine pensa
e impara a godere
nell’essere l’organo più sociale
prima di tornare
ad estinguersi nel rituale
di quattro vestiti
che la sprofondano
celebrando un funerale
la pelle impara ora il dolore
dell’essere cerebrale