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Di proprio pugno

Luigi Socci

Luigi Socci

Mi scrivo una tua lettera
finché dura la mano
finché mi regge il pugno, finché stringe
finché so l’italiano.
Come consolazione o per rivalsa
mi scrivo una tua lettera
falsa.
Mi scrivo di mio pugno
(la grafia non è mia)
senza fare la brutta
copia, senza bisogno
di sprecare saliva
per chiudere o affrancare.
Mi scrivo una tua lettera.
Poi te la faccio firmare.
Luigi Socci (Ancona, 1966), da Il rovescio del dolore (Italic Pequod, 2013)
-consigliato da
Tiziano Scarpa

Se è vero che la polvere

Luigi Socci

Luigi Socci

Scarsi reperti, resti.
Nella scarpiera in frigo
nel posto delle scope
pochi grammi di scorie.
Come tipo
mi accontento di poco.
A me mi basta un niente
(un niente, 2-3 niente)
se è vero che la polvere
domestica è composta
dal nostro quotidiano sbriciolarci
in parte consistente.
Questa poesia è così buona
che si può dimostrare:
me la scrivo e non chiedo
cosa c’è da mangiare.
Luigi Socci (Ancona, 1966), da Il rovescio del dolore (Pequod, 2013)

Sei rimasto seduto

Luigi Socci

Luigi Socci

Sei rimasto seduto
dove stavi seduto da prima
senza il cappello per tenere il posto
che comunque nessuno vuole.
Ti attieni ai fatti.
Te li tieni stretti.
Guardi sembrare immobile
l’acqua dei rubinetti.
Luigi Socci (Ancona, 1966), da Prevenzioni del tempo (Valigie rosse, 2017)