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Resistenza Puro

Luca Canali

 

Luca Canali

 

Agli uomini senza ambizioni politiche,
senza particolari doti d’ingegno, senza relazioni influenti,
cioè senza possibilità di scambio o di scampo,
che caddero oscuramente,
mossi da elementari bisogni e da elementari ideali.
A questi uomini che in morte come in vita
non ebbero mai né chiesero quartiere
e di cui la storia, che pure soprattutto di essi
si nutre, disperde prudentemente le tracce.

Metastasi

Luca Canali

 

Luca Canali

 

La mia vita aveva radici
avvelenate. Ora che non ho
più vita, ma una sequela
di giornate slegate, allucinate,
il veleno è passato
nella mia voce altezzosa
o in apparenza dimessa.
Non prendetela
dunque sul serio, è solo
una foce di rivi
inquinati da amore
di arido falansterio o da odio
dolente d’integri vivi.

Allegra Disperazione (I)

Luca Canali

 

Luca Canali

 

Non illudermi con fiabe da girfalchi
su rotte dalle larghe scie,
di cavalli al galoppo in città
di ruder erbosi. Il tricolore
di magazzino sventola sul cantiere deserto,
sullo scheletro di un edifizio ultimato
per ospiti ignoti, fresco
di stucchi, di deroghe a planimetrie di bestemmie
– candida rissa di muratori -. E se piove e il cielo
natalizio s’abbuia a mezzodì il mio cappotto fuma
come sera la gioia disperata
e vinosa nelle bettole della vita.

Allegra Disperazione (II)

Luca Canali

 

Luca Canali

 

Lo sciopero blu annottava sulla sfida
delle vetrine, raccolta da frombolieri in uno schianto
lumnoso di schegge, e angeli rissosi
celebravano il loro trionfo nei casini.
Ma il mondo inelegante
aveva una religione della vita,
nei tuguri, nelle chiese, nella pietra e nella lama
nei nemici ad un passo dall’amicizia,
nelle fle degli orinatoi, nei quadrivi
fruscianti di natiche avvolte nel rayon
tre sguardi patrizi e plebei,
una tregua d’albicocche e di rondini
nel cielo sgargiante del mezzodì
lacerato dalla sirena degli allarmi
antiaerei d’un tempo in una pace artigiana.
Ma i tiranni dell’olimpo al di sopra
delle nuvole d’illusioni allestivano trappole
per la fantasia dei reduci dall’inferno,
e il sinistro sorriso dei mercanti
svariava nell’impassibilità dei manager
che la crisi d’idrocarburi e bovini
solleva allo zenit dell’oro
strappato agli ex voto dei pegni e giocato
sulla miseria di scioperi bianchi
in metropoli a spazi stellari tra uomini
ligi alla norma d’un vano
cimento fra specchi e cieche
finestre d’albergo a schermo di amanti suicidi.
L’utopia da salvare è una rivoluzione
di giornio inventati, lo scarto beffardo
da un cupo corteo di protesta,
la fuga dei figli dai padri
costretti all’ossequio. allo stampo,
nell’ombra di schermi coniati
dal nulla, l’alone di tedio
e disprezzo incapace persino di abbagli.