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Esempio

Leopoldo María Panero

Leopoldo María Panero

Vivo senza cercarti
all’altezza precisa
della vita; all’altezza
di un volo di colomba
nella verde campagna,
ti trovo. Che fatica
colmare le domande,
le risposte del sangue!
Vivo senza cercarti
alla luce delle ali
nascono verdi isole.
Io sono! Questo esempio
creato dalla fede
in ciò che il petto vuole.
Traduzione di Gabriele Morelli

Poesia n. 293 Maggio 2014
Leopoldo Panero. Poesia dell’intimità e della riflessione
a cura di Gabriele Morelli

 

 




Gli amanti ciechi

Leopoldo María Panero

Leopoldo María Panero

Erano ciechi gli amanti,
sono soli
mais tombait la neige
faceva pena vederli quando da soli dicevano
di essere uniti, e piangevano,
e adoravano il nulla sull’altare dell’amore.
Quand tu seras bien vieille
scoprirai che il tempo
è l’unica certezza, brucia i volti
e incenerisce l’anima
e che alla fine soltanto l’illusione del ricordo
ti dirà che non fosti, in quel bacio, da solo.

Traduzione di Alesssandro De Francesco


La poesia della crudeltà
a cura di Alesssandro De Francesco
Fondazione Poesia Onlus 2012


Serenità

Leopoldo María Panero

Leopoldo María Panero

A Martin Heidegger
Ci sono due cose soltanto:
il mio volto sfigurato
e la durezza della pietra.
La coscienza s’infiamma solamente
quando l’essere le si oppone:
ed è così che ogni conoscenza
e la matrice di ogni figura
è una ferita,
ed immortale è solo
chi piange.
E la notte, madre del sapere
ha la forma interminabile del pianto.
Traduzione di Alesssandro De Francesco

Poesia n. 273 Luglio/Agosto 2012
Leopoldo María Panero. La poesia della crudeltà
a cura di Alesssandro De Francesco

 




Città senza nome

Leopoldo María Panero

Leopoldo María Panero

Come in una città senza nome,
il mio cuore pensa e ama.
Sono triste e cerco il motivo della mia tristezza.
Voglio sapere perché il tuo pallore è così dolce, amica mia.
Perché, come neve sul lago, il tuo sguardo è così bello.
Perché ricordo i tuoi occhi se mai ti ho conosciuto.
Perché ti amo se non esisti.
Ricordo vagamente i giorni giovanili,
quando la morte lasciava ai miei passi un’ombra felice,
quando le mie lacrime avevano un sapore come di gioia,
quando ben presto reclino sul vestibolo del mio dolore
aspiravo la bellezza venuta chissà da dove,
come un cavallo che galoppa sulla pianura silenziosa
del mio cuore,
e scalpita, sfuggendo alla mia mano che accarezzava
il suo lieve dorso di colomba,
correva non so neppure verso dove,
allontanandosi ancor più dalla mia anima!
Ah, chi avrebbe mai potuto,
ora, ancora, in questo momento di dolore,
udire il lieve sussurro di quell’avido galoppo,
che risuona sulla riva del fiume,
ai piedi delle tristi e grigie mura,
tra i pioppi palpitanti accanto alla carezza dell’acqua!
Chi avrebbe potuto, sul dorso argentato,
allontanarsi per sempre da te, mia tristezza,
dimenticarti per sempre, quieta e bella città, mia tristezza.
Traduzione di Gabriele Morelli

Poesia n. 293 Maggio 2014
Leopoldo Panero. Poesia dell’intimità e della riflessione
a cura di Gabriele Morelli