Archivi categoria: Leanne O’Sullivan

Salutare

Leanne O'Sullivan

Leanne O’Sullivan

Quel primo giorno di disgelo primaverile quando il ghiaccio
principiava a sciogliersi e versarsi giù per i monti,
la camminai fino in cima la vecchia strada di miniera
per sentire quel lento allentarsi, quel lasciar andare,
lo stacco dei miei tacchi dal rame e dall’argilla,
i continui colpi delle mine a seguire come sull’argillite
i suoni del passo animato di un’altra persona
dietro di me, i torrenti che tuonavano
per sparire ancora giù nel sottosuolo
così che il luogo era tutto un tremare, un passaggio,
e un attenuarsi in un’aria più ferma e più chiara.
Amabile l’accendersi del rame, la discesa a valle,
lesta, lenta, l’acqua che mugghiava fuori del tempo,
voltando con tanto scroscio che pareva
trarre forza da minerali, polvere e argilla,
sotto l’ombra di quel suolo verde e battuto.
Traduzione di Alessandro Gentili

Poesia n. 287 Novembre 2013
Leanne O’Sullivan. Sogno di nascita
a cura di Alessandro Gentili
Fondazione Poesia Onlus 2013

 

 




Aspettando le vesti

Leanne O'Sullivan

Leanne O’Sullivan

Il giorno che i dottori e le infermiere
hanno i loro colloqui settimanali coi pazienti,
siedo aspettando il mio turno fuori dello studio,
schiena al muro, gambe raccolte sotto il mento,
giocando con il lembo della mia camicia bianca da
ospedale.
Hanno preso ogni cosa che a loro giudizio
doveva esser presa – le mie vesti, i miei libri,
la mia musica, come se venir spogliata
facesse parte della cura, come rimuovere il fodero
da una lama che ha fatto strage.
Hanno detto: aspetta qualche giorno, e se fai la
brava
potrai riavere le tue cose. Avevano preso
il mio diario, la mia parola fatta carne, e penso
a questi dottori che mi conoscono nuda,
mi tengono per la spina dorsale, due dita
sotto il collo, come si tiene un bimbo,
mi cavano l’anima dalle costole,
sfogliano le pagine dei miei pensieri,
come se mi leggessero la mano,
il mio nome sotto di loro come una confessione,
che sono padroni di questa ragazza, che rivendicano
questo mondo di oscurità, leggerezza, morte
e nascita. È nelle loro mani come una sagola di
salvataggio,
e io mi sento in caduta libera o a pezzi.
Sentono la mia voce mentre leggono
e pensano: Chi è questa ragazza che parla?
Io conosco la fine, a loro lo dice lei.
È l’ultima riga, sia sorgente che termine.
È ciò per cui gli oceani cantano, come si muove
il sole,
un luogo per i cartografi dove cominciare.
Dietro la porta, niente è detto.
Come sogni, le mie vesti escono dalle scatole.
Traduzione di Alessandro Gentili

Poesia n. 287 Novembre 2013
Leanne O’Sullivan. Sogno di nascita
a cura di Alessandro Gentili