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Un prodigio

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Tu sei bella e ben fatta, un prodigio
che non avevo meritato
e troppo tardi ho conosciuto.

Chi ti avrà dopo di me,
quando non ci sarò più?
Chi ti darà lo stesso fuoco?
Quale uomo
si piegherà sulla tua carne
e il suo patire,
farà libero il tuo corpo?

Sarà questo il mio cordoglio
per tutti i giorni e gli anni
vissuti senza averti avuta,
per gli anni che mi resteranno
dopo averti perduta.

Quando le dita tracciarono la linea

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Quando le dita tracciarono la linea
aguzza dei tuoi fianchi, quando,
brune tortore tremanti, le punte
dei seni al tocco delle labbra
si alzarono in volo, quando il fuoco
pallido del tuo ventre si accese
e arse le morte foglie del pudore,
quando l’ansia fu spasimo, grido
muto, quando dal desiderio
generasti il piacere e le labbra
si schiusero per dirlo, quando l’esangue
fiore del tuo corpo finalmente si aprì
fra petali di febbre io ape assetata
mi posi saziandomi lasciandomi morire…

Amore sa

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Separato lontano dal tuo corpo
mente mani sorriso e sguardo a cosa
si riduce amore?

Amore è pensare
camminando alle tue braccia
quando si schiude (come rosa
nel fresco mattino) l’eterno pensiero
che mendica amore.

Amore sa
amore solo comprende perché nascono
sogni da sguardi e fiamme da freschi
tesori d’innocenza o smarrimento
quando s’avvolge l’oscura marea
che mi cresce nel sangue al levarsi di
una luna stralunata e silente.

Misteri
d’amore che solo amore comprende.

Te na vai, ma ti lasci seguire

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

No, non avrei speranza se lontano
dal tuo sguardo e sorriso si spegnesse
la piccola luce del mio sguardo,
se non potessi più piegarmi a cercarti
né ferirti né bere alla fonte
delle labbra, se non mi stringessi
tra i ginocchi, se non ti sentissi
più venire con spasimo nel sangue.
E, no, non ci sarebbe più speranza
per me se tu non mi accogliessi
ancora nel tuo grembo e non potessi
più morire e rinascere in te
nel tuo ventre fra i piccoli seni
di donna abbandonata all’amore.
E non potrei, no, non potrei più vivere
senza quel tormento senza quel
fremito di morte quello spasimo di vita.

Come averti, tu lontana

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Come averti, tu lontana, se l’estiva
vertigine del tempo ti nasconde
al desiderio, alle salive dell’amore?
E possederti se mi manchi?
Ti possiedo col ricordo e col sangue
che s’accendono quando ti penso.
Ti possiedo con la bocca affamata,
con le labbra, con la lingua lesta.
Ti possiedo in silenzio. Ti possiedo
con lo sguardo. Di più: con il pensiero.
Di più: con l’intenzione. Ti possiedo
con attesa e attenzione, con l’ansia.
Ti possiedo da lontano aspettando
il tuo ritorno, per riaverti e possederti
chino sulle tue labbra, nell’ardore
della penombra, nel fuoco del letto…

Essendo tu l’amore

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Essendo tu l’amore (immaginai),
appena mi guardasti e con dita
che indovinano il tempo toccasti
il presente suscitando un me
da me diverso (che con quel
minimo gesto te divenne, oh
perdendosi e trovandosi, nuovo
fato) nascesti dall’assenza,
pensiero unico a mostrare il
miracolo, sogno che non può
cambiare e correggersi mentre
rivive in te solo la parola
amore, tu essendo l’amore.

La camera da letto che al mattino si sveglia

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

La camera da letto che al mattino si sveglia
e svogliata apre gli occhi
e come te sbadiglia, il letto che serba
l’impronta del tuo corpo,
il cuscino che forse abbracci dormendo
(vedovo del tuo viso, del respiro),
le lenzuola ancora calde,
il rubinetto, l’acqua calda della doccia,
l’accappatoio di spugna, la biancheria
fresca, i vestiti che indossi
per il nuovo giorno, gli strumenti
per il trucco, il saluto ai bambini, la borsa,
la porta di casa, le chiavi, l’ascensore, le scale.

Non voglio amarti come una rosa o una pietra

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Non voglio amarti come una rosa o una pietra
preziosa, come i luoghi dell’infanzia,
le speranze i rimpianti i rimorsi le pene,
le cose perdute, gli ideali della prima giovinezza.

Voglio amarti come amo le piccole abitudini
e gli oggetti d’ogni giorno: la tazzina sbeccata,
il cucchiaino spaiato, la prima sigaretta,
l’accendino che giro distratto fra le dita,

il posacenere pieno, il lavandino sporco,
le chiavi di casa; voglio amarti come si ama
il calore del sole dentro il freddo o un viale
alberato d’estate, come l’acqua, il pane, il sale.

Cercami

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Cercami così con le mani e con la mente
col silenzio impaziente degli occhi
cercami con la lingua e con le labbra
avide con la febbre e l’attenzione
che l’amore pretende, cercami così.
Trovami qui nell’ansia della fame e
del desiderio, nel languore della pelle
trovami nell’erba del ventre nel tepore
dell’inguine nel fuoco delle labbra
che si aprono ad accoglierti, trovami qui

Alba

Juan Ruiz

 

Juan Ruiz

 

Lasciami entrare oh accoglimi
in te mia terra come semina dentro
il solco nessun ripensamento
sia tra noi nessun indugio
finché a vegliare sarà amore
nel precipite buio dove stelle
i nostri corpi brilleranno
finché l’alba sorgerà per
dividerci e finestre
la gente aprirà per
calunniarci.