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Io ero solamente ciò

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Io ero solamente ciò
che tu toccavi, quello
su cui – notte fonda, corvina –
la fronte reclinavi tu.
Io ero solamente ciò
che tu là in basso distinguevi:
sembiante vago, prima, e poi
molto più tardi, tratti.
Sei tu ardente, che
sussurrando hai creato
la conchiglia dell’udito
a destra, a manca, là, qui.
Tu che nell’umida cavità,
tirando quella tenda,
hai messo voce, perché
potesse te chiamare.
Cieco ero, nulla più.
Tu, sorgendo, celandoti,
hai dato a me la facoltà
di vedere. Si lasciano scie
così, e si creano così
mondi. Spesso, creati,
si lasciano ruotare così,
elargendo regali.
E, gettata così,
in caldo, in freddo, in ombra, in luce,
persa nell’universo,
ruota la sfera e va.

Colloquio con un celeste.

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Colloquio con un celeste.
Qui sulla terra dove
cadevo in estasi o in eresia
dove, scaldandomi nei ricordi degli altri,
vivevo come un ratto nella cenere,
dove peggio d’un topo
rodevo il dizionario in corpo otto
di una lingua che a me è materna e a te straniera
e dove, grazie a te, fisso dall’alto
me stesso, non scorgendo
in nessun modo un luogo da toccare
con il verbo, non dominando più la gola,
soffocando per un cenno del capo
d’una tonitruante
carogna, umettandomi le labbra,
invece di castalio umore, di saliva,
come la torre di Pisa inclinandomi
sulla carta, di notte, io ti rendo il tuo dono:
non l’ho nascosto, non l’ho sperperato
in festini, e se l’anima avesse un profilo,
tu vedresti che essa è solo un calco
del dono doloroso,
che più nulla possiede e che è rivolta
verso di te, insieme al tuo dono.

Metti in serbo

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Metti in serbo per le stagioni fredde
queste parole, per le stagioni dell’ansia!
Come il pesce sulla sabbia, l’uomo sopravvive:
se si strascina agli arbusti e s’alza
su gambe incerte e storte e va,
come un rigo dalla penna,
nelle viscere stesse della terra.
Esistono leoni alati,
sfingi col seno di donna,
angeli in bianco e ninfe del mare:
a colui che sostiene sulle sue spalle il peso
di buio, caldo e – oso dirlo – dolore,
sono più cari degli zeri concentrici
nati da parole gettate.

Disfano, i giorni, il cencio da Te fatto…

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Disfano, i giorni, il cencio da Te fatto:
Si stringe a vista d’occhio, sotto mano.
La verde trama e’ presto diventata
Celeste, grigia, e poi marrone, stinta.
E ai bordi e’ lisa, come di batista.
Mai i pittori descrivono la fine
Del viale. A quanto pare si ritira,
A lavarlo, il vestito della sposa,
E anche il corpo non si fa piu’ bianco.
Sia che secchi il formaggio, o manchi il fiato.
Ossia: l’uccello e’ un corvo, di profilo,
Ma in cuore e’ un canarino. E’ che la volpe,
Quando l’azzanna, semplice, alla gola,
Non sta a badare se e’ sangue o tenore.

York: In Memoriam W. H. Auden

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Le farfalle dell’Inghilterra settentrionale danzano sulla malerba
sotto il muro di mattoni di una fabbrica morta. Dopo il mercoledì
arriva il giovedì, eccetera. Il cielo è arroventato,
e i campi bruciano. Le città sanno di ammuffito
panno a strisce, le dalie soffrono la sete.
E la tua voce – “Ho conosciuto tre grandi poeti.
Ognuno di loro era un gran figlio di cane” – risuona
nelle mie orecchie con nettezza inattesa. Rallento il passo, sono

Chinati, ti devo sussurrare

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

Uno spicchio di luna di miele

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

a M.B.
Non dimenticare mai
come sgorga l’acqua nella banchina,
e come è elastica l’aria.
Accanto i gabbiani gridano,
e i panfili guardano nel cielo,
e le nubi volano in alto,
come uno stormo di anatre.
Possa nel tuo cuore
dibattersi vivo e tremare
come un pesce un frammento
della nostra vita a due.
Possa sentirsi il fruscio delle ostriche,
e restare in piedi un cespuglio.
E possa la passione
che affiora fino alle labbra
aiutarti a capire, senza l’aiuto di parole
come la schiuma delle onde del mare,
per arrivare alla terra,
generi alte onde.
1963