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Ventagli

Giulio Ghirardi

Il libro è un ventaglio
di analogie.
La memoria è una lingua di mare:
avanza, indietreggia, accarezza
la sabbia, ispeziona le orme
dei passi non dichiarati…
Figlio di un frontespizio, anch’io
come tanti, mi vergogno di
spogliare gli affetti. La coscienza
mi invita a sigillare
il carattere nel guscio anonimo
di un cofanetto usurpato dalle allusioni…
Il ventaglio si apre e si chiude
come una preghiera
sussurrata nel buio
alla presenza di un testimone
che ascolta e traduce
le assonanze amorose…
da STATUE

Heiterkeit

Giulio Ghirardi

Voleva essere un aforisma
e la stanchezza
l’ha convertito
al mistero…
Voleva essere un’abitudine,
una macchia
in un mare di panna…
E il cielo
ha trasmesso
un ricamo di nuvole…
Voleva essere una postilla.
E la rima è spuntata –
nel cuore del testamento –
in punta di prosa
per non svegliare il censore,
l’esegeta che dorme
come l’angelo
del primo dono.
“BLADES OF GRASS”

La memoria è un’orchestra

Giulio Ghirardi

La memoria è un’orchestra
o una corda tradita.
Il pulpito e il podio
hanno l’altezza dei simboli,
l’inchiostro dei paradossi…
Troppo alti
per ascoltare la terra…
Troppo bassi
per orchestrare i sussurri
e le nuvole indipendenti…

La tristezza è un malanno

Giulio Ghirardi

“La tristezza è un malanno,
un peccato mortale,
uccide l’anima,
mortifica il corpo.”
Mi scuso e giustifico:
“l’ora triste
non dipende dalla mia volontà,
è il frutto di muti disagi
che umiliano il canto
e offendono la memoria…”
“Ognuno riceve
il suo piccolo sole:
si accende e si spegne
senza disturbare le mani,
rischiara il diario invisibile,
lo straccia, lo abbaglia,
lo brucia incolpando la luna
o la lampada da comodino,
testimone, gendarme
delle tue veglie.”

Le mani

Giulio Ghirardi

Le mani
tremano come bambine
spaventate dal ritmo
delle prime emozioni.
La sera placa gli affanni
e i tremori superflui.
La notte è un palcoscenico
di carezze all’amico
che legge e ringrazia
con la pazienza di una cara
elusione: “per leggerti,
ci vuole una vita,
il mio giudizio,
lo troverai in Paradiso…”

Neve

Giulio Ghirardi

Le nuvole e le faville
vanno agli eredi lontani –
eredi di un verso,
di una lacrima riguardosa –
di uno sguardo enigmatico
come le cime
che si schermiscono
come vecchie bambine
mentre la cartolina lavora –
quinta insensibile –
nel palcoscenico
delle scadenze.

Nomi antichi

Giulio Ghirardi

Lasciate che vi risvegli,
nomi emblematici,
segnalibri di memorie appassite.
È lecito ammettere un nome,
affabile e compiacente
al dialogante che strilla,
come un automa,
se gli premi la pancia
se gli tiri le orecchie
che non ascoltano…
Lasciate che i libri
si spoglino come statue
dopo decenni di clausura
e chiedano al mondo
uno stralcio di visibilità
non pagata…
“FILI D’ERBA”

Per un pugno di sonno

Giulio Ghirardi

Per un pugno di sonno
venderei la memoria:
è un magnetofono
consumato dagli anni:
registra sbagli e bugie,
amplifica le notizie
che ci aggrediscono
ora per ora, giorno per giorno,
disturbando il silenzio
che si apre tra le note
serene o svagate
di un diario che riporta
episodi e frasi d’autore…
Il silenzio creativo
non è una bravata,
è una sorpresa
che anticipa il sonno,
smorzando i commenti
fino all’impercettibilità
degli impulsi emotivi…

Tre righe di assuefazione

Giulio Ghirardi

Tre righe di assuefazione.
L’amore ambiguo
che mi unisce alla storia.
La simpatica antipatia
che mi lega alla gente –
stupida e intelligente –
che mette in vetrina la storia
oltre i parametri della decenza…
La storia è un romanzo,
la prefazione è una delega
al pensiero di Dio…
“ARIA DI PROSA”

Ali povere

Giulio Ghirardi

Ali povere.
Per non dire concrete.
Volano sopra i ricordi,
sopra l’inchiostro anemico
dei documenti.
Chi vola
lascia cadere una firma,
una sterile interiezione
sulla topografia romanzata
delle storie a noleggio…