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Sono libri difficili, pagine oscure, ma non vuoi che ti basti

Gian Mario Villalta

Gian Mario Villalta

Sono libri difficili, pagine oscure, ma non vuoi che ti basti
vivere con il pasto che aspetta coperto da un piatto
dopo la scuola, un futuro migliore di speranze non tue.
Viene luce più tardi. Il cielo rimena
macerie. L’erba è bianca. Tu non capisci tutto
ma sei sicuro che capiscono te
le parole che qualcuno ha scritto e ti immagini
la sua vita, con quei pensieri, la pianura
dove la città di ferro si eleva intorno al borgo,
luce che piove amara, uno lo ferma per strada
vicino all’erba, ai cassoni, parlano di queste cose.
Gian Mario Villalta (Visinale di Pasiano, 1959), inedito

Coniglietto

Gian Mario Villalta

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Poi veniva il lavoro fino: l’incisione tra la polpa e la pelle. Se
era perfetta, scuoiarlo era come sfilare un calzino.
Che eri bravo si capiva dalle giunture pulite, senza intaccare
i tendini.
All’inizio, però, togliendolo dalla gabbia, non dovevi guar
darlo – solo afferrarlo bene, calare il fendente a mano nuda
dietro le orecchie.
Non era tanto il fremito, dopo il colpo, quando entrava nella
morte con una scossa che risaliva il braccio fino alla spalla.
Era l’attimo prima quando la potenza degli arti si umiliava,
quel cedere, la testa rilassata, come se già sapesse.
Gian Mario Villalta (Visinale, 1959), da La vanità della mente (Mondadori, 2011)

Gli occhi, le mani

Gian Mario Villalta

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Gli occhi, certo, di più di tutto
quando offrono e prendono sguardo,
quando del loro colore ti vestono.
Di tutti i sensi il vedere ha più festa.
Ma hanno le mani riconoscenza
per quello che immensamente
vorrebbero prendere e sempre
perdono in ogni carezza.
Gian Mario Villalta (Pordenone, 1959) da Vedere al buio (Luca Sossella Editore, 2007)