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Corro per raggiungere i tuoi occhi

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Corro per raggiungere i tuoi occhi
stanco e perso
per le nevi e templi di oblìo
i tuoi occhi: due lune sulla collina arsa
una piccola patria
insanguinata dal mio amore e dalle pietre
che ho lanciato lungo questa costa
sono esule nell’origine dei tuoi occhi
occhi nudi: laghi freddi del nord
se vengo soltanto per rivedere i tuoi occhi verrò
come due notti estive della mia Darsìa
se ritorno soltanto dalla guerra dei tuoi occhi ritornerò
ad ascoltare nel buio i tuoi occhi
e chiamarli sotto la pioggia
con un altro alfabeto

Dov’è la luna piena

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Dov’è la luna piena
gli stormi dei colombi bianchi ?
Solo piogge e fango
mi circondano.

Tacciono le pietre sulla strada,
trema l’erbamara nei prati.
Sotto il cielo sempre cupo
alberi nudi, orfani.

Non più tra i sentieri
fischi lontani e suoni.
I sogni giovanili sono fuggiti
negli abissi degli anni.

Nulla è rimasto
nei luoghi natali di allora.
Tutto è svanito
e ricoperto dal buio.

Gli anni si sciolsero

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Gli anni si sciolsero,
ad uno ad uno si persero.
A stormi le rondini
nei cieli volarono.

Nel cortile lasciarono
piume e richiami.
Sulle grondaie delle casette
nidi e rumori.

Altri anni giunsero
di tuoni e gioia.
Altri voli di rondini
abbandonarono i nidi.

Nelle colline di Darsìa,
di buio e freddo,
invano attendiamo
una chimera all’orizzonte.

Le primavere fuggirono,
per gli abissi gocciolarono.
Come i cieli grigi
anche noi invecchiamo.

Luna

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Luna,
è fuggita anche questa stagione
senza un bacio
nella notte bianca.

Cielo,
è passato anche quest’anno
senza una ragione,
con la sete dei pozzi prosciugati
nelle nostre labbra nere.

Valle,
sta andando anche questo secolo
come un toro abbattuto,
con il tempo che ci scivola tra le dita
e il canto del cuculo da collina a collina.

Mi troveranno

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Mi troveranno nei campi trebbiati
senza respiro tra le labbra,
sdraiato sulla paglia che adoravo
con i colombi che beccano accanto.

Sul volto il fazzoletto bianco di mia madre,
mi porteranno nella stanza natale:
‘Povero ragazzo, quanto ha sofferto!’
dirà la gente intorno al mio corpo.

Dopo avermi lavato
con l’aqua fresca del pozzo,
mi metteranno sul carro del grano
tirato dai buoi di campagna.

Percorrerò per l’ultima volta
la strada dove correvo nell’infanzia.
Se sarà al crepuscolo,
le lucciole illumineranno la nuova dimora.

Nessuno sa

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Nessuno sa se ancora resisto
in quest’angolo di terra arsa
e scrivo a notte fonda ubriaco
versi gioiosi e tristi.

Sogno la morte ogni volta
che torna la primavera.
I gemiti si perdono piano piano
nella nudità della pioggia.

Come brucia in fretta
la mia giovinezza senza richiami!
Ovunque dintorno mi sorridono
rose e coltelli.

Di fumo e alcool
odora così presto il mio corpo.
Chissà quale male oscuro un giorno
stroncherà la mia voce.

Nulla albeggia

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Nulla albeggia
sul volto del tempo.

Come una pelle nera
la notte balcanica.

Nell’abisso della valle
polvere i miei desideri,
cenere le mie stagioni.

Cosa cerco
in cima alla collina
di un paese tormentato
e di ubriachi?

Fuori, nel giardino,
il vento fa cadere le cotogne nel fango
come brutti sogni.

Ora vago

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Ora vago tormentato nel paese
come uno spirito accoltellato.
Non me fa più paura la morte
né il freddo della sera.

So chi mi ha amato
nella collina delirante.
Un amore eterno:
il fango e il buio invernale.

Dietro le spalle m’insegue
come ombra il destino.
Tra i calmanti notturni scelgo
il veleno della vipera.

Due cose porterò con me
nel paradiso promesso:
i pianti in primavera delle prede
e i canti dei gitani.

Spesso a notte fonda

GEZIM HAJDARI

GEZIM HAJDARI

Spesso a notte fonda
entra una strana voce nella mia stanza,
giunge sempre alla stessa ora
dal profondo di un pozzo scuro.

Siede accanto al mio letto
cupa e minacciosa.
Quante volte mi sono svegliato
in ansia e spavento.

«Non ti spaventare fanciullo –
mi ripete ogni volta al buio –
le ombre che ti si affacciano nei sogni,
non sono che chimere.

Vivrai a lungo da guerriero
tra vipere e corvi.
Per compagni di viaggio avrai
solo spine e pietre.

Vai avanti per la tua strada,
non dar retta ai finti oracoli.
Il tuo seme di contadino
inciderà sul fango albanese.»

Poi si dilegua nel buio
del fondo del pozzo scuro,
per tornare ogni notte alla stessa ora
più cupa e minacciosa.