Archivi categoria: Franco Buffoni

Come un polittico

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Come un polittico che si apre
E dentro c’è la storia
Ma si apre ogni tanto
Solo nelle occasioni,
Fuori invece è monocromo
Grigio per tutti i giorni,
La sensazione di non essere più in grado,
Di non sapere più ricordare
Contemporaneamente
Tutta la sua esistenza –
Come la storia che c’è dentro il polittico
E non si vede –
Gli dava l’affanno del non-essere stato
Quando invece sapeva era stato,
Del non avere letto o mai avuto.
La sensazione insomma di star per cominciare
A non ricordare più tutto come prima,
Mentre il vento capriccioso
Corteggiava come amante
I pioppi giovani,
Fino a farli fremere.
Da I tre desideri, 1984

Compòrtati bene

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Compòrtati bene, come il sole stamattina
Che quasi tra i tigli si nasconde
Per lasciarti studiare,
Sii come lui discreto, non esibire,
Lega solo alla sostanza del calore
La presenza tua tanto più intensa
Quanto più simile a un’assenza,
Una ventata di fiato tiepido tra i tigli
Da assaporare a occhi chiusi.
Da Theios, 2001

Con veste di giada

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Con veste di giada verde pallida
La creatura alata in processione
Resta inanimata. E i chiodi insanguinati sono unti
Intorno al Cristo di San Marcello al Corso,
Ma il pittore è Van Eyck e la carne
Alla luce si schernisce
Nei più profondi chiodi conficcati
Coi ginocchi che giungono a toccarsi
E il respiro a chiudersi.
Nel deambulatorio gotico a cappelle radiali
Della chiesa dei tedeschi, invece
Netti reliquiari e croci processionali
Sono in luce alle persiane allineati
Verso gli stalli lignei del coro a crociera
Costolonata. E alle finestre è un ciclo
Di vetrate istoriate con la croce
In cristallo di rocca precisamente al centro.
I confratelli vestono un saccone
Bianco con cordone nero,
Sul petto l’emblema del santo sacramento,
Ma da vicino te ne accorgi
Che è cartaceo il tessuto la divisa è finta.

Cunicoli scale

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Cunicoli scale passaggi inattesi
Stanze sovrapposte e alle pareti
Quadrangolari nicchie per il dio
Nato da roccia e destinato
Per ordine di Apollo
A redimere il genere umano.
A san Clemente lungo i quattro strati
Si trafora il tempo scendendone i gradini
Nel silenzio. Da un angolo nascosto tuttavia
Si può distinguere il latino biascicato
Dal greco canto nelle pause, mentre sopra
Agli originali volumi architettonici,
Sospeso a una sola sillaba,
Un ampio passaggio melismatico
Dei primi secoli fora l’aria,
Congiungendosi al canto femminile
Dei Santi Quattro Coronati.