Archivi categoria: Franco Buffoni

Una lunga sfilata di monti

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Una lunga sfilata di monti
Mi separa dai diritti
Pensavo l’altro giorno osservando
Il lago Maggiore e le Alpi
Nel volo tra Roma e Parigi
(Dove dal 1966 un single può adottare un minore).
Da Barcellona a Berlino oggi in Europa
Ovunque mi sento rispettato
Tranne che tra Roma e Milano
Dove abito e sono nato.
da ROMA

Via di Ripetta

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Lo sguardo bovino dei due carabinieri
Al caldo in macchina
A dieci metri dall’attraversamento pedonale
Dove inginocchiata
Con un cartone logoro e la scritta
Di figli e di pietà
Smunta di orrori stava lei
Tra i piedi anche dei preti percorrenti
Il week end della Immacolata in tutta fretta.

Visita a Fabriano

Franco Buffoni

Franco Buffoni

I
La magia di questa
Terra che si sveglia
Respirando nuova
Aria tra le bare.
Al cimitero di Fabriano l’alba
E’ una cosa seria.
II
Quando alle confraternite del Santo Sacramento
E del Suffragio
Seguiva il gonfalone del Comune
E poi le Arti,
Lanaioli calzettai tessitori cartai
Con le insegne delle famiglie più importanti,
Nella piazza dell’amena cittadina
Coi colli intorno verdeggianti
Venivano messi alla berlina
E poi alla gogna
Quelli come me colti in flagrante.
III
Mi colpì nel 1982 una frase di mio cognato fabrianese
A mia sorella, madre di Stefano
– Poi dedicatario di Theios –
Che all’epoca soffriva di frequenti tonsilliti:
“Mai, a mio figlio mai, una supposta in culo”.
IV
Nello Spedale di Santa Maria del Buon Gesù
Ha oggi sede la Civica Pinacoteca
Dove un arazzo campeggia coi seguaci
Degli apostoli che gettano
I libri eretici nel fuoco.
V
Ai libri come seguono
Gli eretici in persona
E a questi i non-conformi
Uomini e donne, in primis
Quelli delle supposte, poi le streghe.

Lontano dalle sere

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Quando era lontano dalle sere
Gli sembrava tutto naturale,
Dimenticare il travestimento
Le gomme a posto il senso
Della città di essere solo.
Ma quando era già buio, e poi più buio
– E c’è soltanto il fare,
Dire stasera non mi sento
O per stasera lascio stare,
Basta per un’ora, ma poi l’altra.
Allora tornava senza sole
Il desiderio, vuoto il bisogno di salire
Sul palco aperto al cuore della strada.
Da Scuola di Atene, 1991

Vittorio Sereni

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Il sentiero scendeva sulla fronte di Armio,
Lago d’inverno stropicciato solo.
Se ne andava con profondi squarci
Nel ritratto d’acqua dell’acqua che indossava
E il suo cavallo sollevava onde di polvere
Nello sguardo semplice del cielo.
I pini salivano nel buio
– ripeteva a nascondersi
tra stelle decenti
coi soli sorrisi –
E adesso erano proprio tutti uguali.
Da Quaranta a quindici, 1987

Oggi che la Germania

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Oggi che la Germania
Non è più il mostro accucciato
Che ho conosciuto nell’infanzia,
Oggi che è tornata arrogante
E la sua
Meticolosità nell’efficienza
Mi appare per quel che è
– Nevrosi da obbedienza –
Io le ripeto: quieta, zitta, a cuccia
Già hai dato il meglio, non strafare.
Franco Buffoni (Gallarate, 1948), da O Germania (Interlinea, 2015)

Porta Orientale

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Porta Orientale Porta Ticinese Porta Genova
Porta Romana Porta Vercellina
Trionfano sopra Cristo in croce
Nell’allegoria della battaglia di Legnano
Conservata al museo del duomo di Vercelli.
E le alabarde frecce ed aste oblique
Paiono dipartite da corna intrecciate
Di buoi rossocrociati. Dall’altare un barbuto
Benedice solo eroi e qualche utopia
Almeno per quei popoli e ceti sociali
Che ne hanno ancora bisogno.

Quattro date

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Quattro date sono stato costretto a ripassare
Nell’aprile del 2005
Quattro date del mio calendario. Nel ’58
Avevo dieci anni e il televisore
Era entrato da poco in casa mia.
A dottrina mi avevano insegnato che la gravissima responsabilità
Avrebbe fatto tremare il designato: “Chissà come ha rifiutato…”, sussurrai.
La nonna Gina, che non ci credeva, al contrario dell’altra – la Pina,
Bigotta rosminiana – era vicino a me ad ascoltar l’Habemus.
In quella congrega di cattolici colsi il suo sussurro
Laico “Al gà par minga ver al panzun, sta’ sigür”,
Che sconvolse non poco le mie convinzioni vaticane.
Cinque anni dopo, a nonne morte, abitavamo di fronte a san Rocco,
L’ultima tappa di Montini in pastorale
Prima della partenza per la capitale.
Nel ’63 ero alto e bello, turbato nella carne e nel pensiero.
Mi trovai lì a passare proprio mentre un piccolo gruppo di inchinati
Attendeva di baciare l’anello. Non capii al momento,
Vidi la mano che si allungava, la strinsi
E mi trovai l’anello contro il naso. Poi la mano mi carezzò la guancia,
E l’indice sul lobo dell’orecchio nettamente percepii.
Io credo ancora di aver capito tutto nell’istante
In cui incrociai lo sguardo.
Nel ’78 ero un allenato agli uomini ed al mondo
Giovane ricercatore. Furono due le date,
La prima rassicurante. Voce da checca estatica, pensai.
Alla seconda restai perplesso. Dopo la costruzione
Della piscina a CastelGandolfo e le foto di Karol al picnic
Scrissi due settenari:
“Ora che abbiamo un papa
Eterosessuale”,
Seguiti dalla annotazione (studiavo Adorno):
Rigidità fisica sostitutiva di rigidà fallica
Intervallata da icona tomistica,
Il bue muto.
Ma certo non pensavo che l’omofobia
Sarebbe stato il marchio del suo pontificato.
Dell’ultima elezione preferisco non dire,
Il ghigno è da incubo notturno. E “se penso
Alla Germania di sera, io
Non riesco a dormire”.

Rammendi in cotone arancione

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Rammendi in cotone arancione
Sul panno rosso di Lodève
Del tuo pantalone da divisa di fanteria
In bacheca al museo come
Esempio di uniforme confezionata
In panno locale. Particolarmente intenso
Il rammendo sul cavallo
Grossolano affrettato
Fatto da te lungo la cucitura
Prima della battaglia della Marna.
Da Guerra, 2005