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Non ti affannare a seminare (2012)

Franco Arminio

 

Franco Arminio

 

non ti affannare a seminare noie
e affanni nelle tue giornate
e in quelle degli altri,
non chiedere altro che una gioia solenne,
le gioie piccole, i piccoli piaceri
richiedono troppa fatica,
è la gioia solenne che ti compete,
per quella sei qui e non altrove,
nella polvere cosmica o come mosca
nell’orecchio di un cavallo,
sei qui per non fermarti a ciò che sei
e non scansarti, non scansarti mai
da quello che potresti diventare.

Il Sindaco di Riace

Franco Arminio

 

Franco Arminio

 

Il sindaco di Riace
allontanato dal suo paese
è un’offesa
al mondo greco
che ci rimane.
Mimmo Lucano agli arresti
come Rocco Scotellaro,
in esilio come Carlo Levi.
Quello che possiamo fare
per lui e per Riace
è ricordare i monaci
che bucarono le montagne
per stare nei nostri luoghi.
Questo è il tempo di credere veramente ai paesi,
a una via che è sia solo nostra,
noi che siamo
il chiodo storto
della giostra.

Io avevo vent’anni e qualche mese

Franco Arminio

 

Franco Arminio

 

Io avevo vent’anni e qualche mese,
ero dentro la tela dei miei nervi,
sputavo l’aria, non la respiravo.
Ricordo lo stupore del primo abbraccio,
ricordo le trecce e un giubbino giallo
che dava una bellissima forma ai fianchi,
ricordo la lotta tra le mie parole e il tuo silenzio.
Il paese era spaccato, c’erano ancora i muli
e c’erano le macchine, cadeva il vecchio
e il nuovo ci nasceva tra i denti.
D’inverno l’amore era nel freddo,
il container, la casa dei miei nonni,
perfino il garage dove chiudevo la macchina.
Manfredi e Livio non c’erano ancora,
la casa era ancora l’osteria.
Ora siamo in un altro tempo:
dal corpo al paese, alla comunità.
Ora posso dire che sono andato avanti
camminando dietro di te che stavi ferma.

Pensa che si muore

Franco Arminio

 

Franco Arminio

 

Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi