Archivi categoria: Francesco Dalessandro

II – LEZIONI DI RESPIRO

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

*
la mente innamorata di un’idea
la corteggia finché la possiede
e genera l’amore che con sete
di conoscenza in silenzio s’iddia
nel vuoto mondo (nessuna via
di perfezione gli è chiusa ma vede
allontanarsi ogni giorno le mete
più alte e il desiderio – lui medea
di sé – l’uccide ancora innocente
col tossico acre dell’indifferenza
e dell’errore), un mondo senza
salvezza dove apre ali di cera
l’idea e s’invola nell’aria leggera
sedotta dalla luce della mente
che la consuma, disperatamente

III – L’AZZURRO DEL CIELO

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro


Dorme, lei – lei che non dorme
mai quando i suoi cattivi
pensieri l’opprimono e inquieta
si gira e rigira nel letto, rancori
profondi ne turbano il sonno, ora dorme
forse paga del pianto che la notte piange
dietro la persiana abbassata la finestra
ben chiusa forse invece sopraffatta
da una stanchezza che perdona e addolcisce
anche l’ansia, perduta in un suo sopramondano
sogno; chi insonne soffre il proprio
dèmone attende l’alba il lucore
di un’aurora lontana che fra nembi
vuoti trovi una via rischiari le borgate
più remote le vie di popolari
periferie, che a lei doni il risveglio
presago di una domenica di pace
e di lavori domestici, a me il sonno
torbido e breve del mattino l’ozio
fra tavolo e giardino la solerte
necessità

III – LA SIRENA-INFANZIA

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

*
la disperata mente se dispera
di sé affida idee e altri affetti
al cuore che li rianimi e le inerti
ragioni ne ravvivi come cera
e cenere del mondo perché certi
giorni quando più forte l’afferra
il desiderio e l’ansia si rivela
compagna del dolore benché resti
vigile quanto più l’amore esalta
la volontà di sofferenza il fiato
le manca,
————
però tenera si scalda
tanto è innamorata quando guarda
indietro al tempo che se n’è andato
e tratta le ombre come cosa salda

IL FUTURO DELLA POESIA

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

Olandese volante alla deriva sull’azzurra
corrente sera di giugno e cielo cieco
come il nostro appartenerci “quando il Bene
ci abbandona, l’Amore, e la vita non consente
variazioni… è il suo stile” tra l’edera
e i lauri del giardino i tuoi testardi
animali sensitivi s’interrano aspettando
l’acqua le foglie tremano non meno
sensitive più verdi degli anni “se non hai
cuore se non hai fede non potrai
più scrivere… tu lascia che il passato
il passato si giudichi da solo –
ti domandano versi sul futuro: qual è
la prospettiva?” l’occasione fa il poeta
su lui pesa la grazia di un passato ancora
vivo e domani e domani è come un morto
giudizio poi che natura e arte
hanno virtù… “ma non sono mai state
virtuose” e la trama sospesa la perfetta
tessitura della mente cattura quel che sa:
età e mondo “un poeta annoiato
mentre sceglie quali versi lasciare
ai suoi posteri pensa al futuro?” – pre-
visione: una busta sigillata con le ultime
volontà: DA NON LEGGERE PRIMA DELLA MIA
MORTE – gracchiando la cornacchia il nero
uccello serale preannuncia quelle nubi
oscure apportatrici di pioggia, noi sedendo
e conversando le osserviamo
avvicinarsi…

La rondine

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

Una rondine nuova-
mente si slancia, plana con
perfettissimo volo dalla punta
della memoria in un
filo di vento verso
la deriva serale, bianconero
lampo in una sortita di sereno,
solidale per amore
con gronda e stagione
con l’orizzonte che la chiama
al volo.

IMITAZIONE

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

per A. B., ancora
Se un giorno mi lascerò, fuggendo
da questi viali di platani malati
e lungotevere invasi di traffico,
alle spalle la città nella tua Parma
verrò e salendo ai monti Casarola
raggiunta mi vedrai seduto
sulle sue pietre a piangere il fiore
della tua poesia per sempre caduto,
ma oggi nel caldo di un mattino
di giugno cercando invano parole
che curino il dolore esco in giardino
a osservare la piccola famiglia
di tartarughe – genitori e figli –
sostare quieta in un cerchio di sole.
Questo di tante speranze mi resta
oggi: il calore di un pallido sole
che illude tutti, i testardi animali
corazzati contro le offese naturali
e anche i poveri poeti indifesi
e pieni di un’angoscia che rinnova
il dolore premendo sullo sterno
e soffocando il cuore ma lasciando
la mente presa nella rete dei suoi
ragionamenti… L’estate vicina
già punge con questi primi raggi
domenicali. Non serve e non vale
oggi incidere versi se in giardino
anche il merlo riposa sugli allori.
da ORE DORATE

IV – FIGURE E OMBRE

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

*
la mente innamorata quando mira
indietro al tempo ormai andato
sale scale lunari nella sera
umida e lasca cerca le perdute
ombre mentre il vento le spira
contro e strappando fogli a un caduto
calendario s’ingola e s’infessura
nei riposti dell’anima in un cupo
abisso di dolore intellettuale
perciò freddo e abitato dal male
di cattivi pensieri avvelenato
da un’aria d’omissioni e pentimenti
vani se il senno svanirà coi sensi
e lunatico o alieno o stralunato
sulle gobbe lunari non sarà trovato

LATTE E SONNO

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

Nevicava. Cadeva anche la notte
su case e strade e al lume delle prime
lampade i fiocchi sembravano gocce
di miele trasparenti. Nella buia
cucina ardeva un fuoco sazio. Latte
caldo e sonno bevevo a una schiumosa
tazza mentre mia madre che cuciva
e raccontava storie era ai miei occhi
torbidi perché da stanchezza chiusi
rosa e blu nel riverbero del fuoco
e nelle tenebre fredde oltre la scala
che ora avrei salita per andare
a letto e per sognare anni futuri
fiorire presto di bellezza e d’ansia.
Nasceva da innocenza o impudicizia
puerili il turbamento che bambini
cugini scoprivamo in quei mattini
di neve e gelo quando appena usciti
dal sonno infreddolita mi stringeva
e toccava aspettando che le tazze
schiumose e calde della colazione
fossero pronte? Se in quelle carezze
non c’erano intenzioni né malizia
perché scaldando il latte sulla stufa
nuova dalla cucina “non toccatevi!”
nonna intimava? Se era solo il primo
ingenuo incanto perché quel piacere
intenso e breve mi tremava dentro
come paura?