Archivi categoria: Fabrizio Dall’Aglio

il cuore si contamina di cose

Fabrizio Dall'Aglio

Fabrizio Dall’Aglio

Il cuore si contamina di cose.
La casa è un abitacolo sospeso
che colleziona oggetti e inibizioni.
Le sentirò arrivare, le stagioni
una sull’altra, in mezzo a questi cippi
di memoria, scorgendo la finestra
a cornice sul mondo. La stanza
si distende in proporzioni di vita:
il tavolo con tutti gli accessori,
le seggiole, e poltrone, soprammobili,
il cimitero della libreria
e quadri al muro come esecuzioni
o vie di fuga impossibili. La mia
foresteria.

il suono delle chiavi

Fabrizio Dall'Aglio

Fabrizio Dall’Aglio

Il suono delle chiavi
allarma i cani. Guardano
con occhi supplici
muovendo appena la coda indecisa.
Temono la casa vuota
e il tempo dell’attesa
come un lamento infinito.
Sarà un’ora o forse un giorno o forse sempre.
Il tempo si dilata.
Niente trascorre,
niente lo riempie.
da:Colori e altri colori
(Firenze, Passigli, 2014)

la stagione prolissa dell’infanzia

Fabrizio Dall'Aglio

Fabrizio Dall’Aglio

La stagione prolissa dell’infanzia
si è barricata nella mia memoria
lascia filtrare qualche resto opaco
che mi compone e si compone forma
Al passo del suo tempo ho costruito
l’anello che mi lega alla scrittura
pura insostanza immagine figura
che mi compone e si compone forma
Il battito del sangue è nella pagina
ma nel bianco che riga le parole
il bianco che le sfugge e che le anima
e le compone e mi compone forma

poeta dai tacchi alti

Fabrizio Dall'Aglio

Fabrizio Dall’Aglio

Poeta dai tacchi alti,
mi presento:
vedi la fanciulla
in groppa al demonio
inzuppata di fede?
Distilla umori
per la zuffa dei liquidi,
si prepara. Io sento
dall’alto dei miei tacchi
l’amara voglia
che la rappresenta.
Sulla soglia del tempio
si tormenta,
vergine insoddisfatta,
e conta i passi
che la separano
dal sospirato scempio.
Il poeta
è un uomo galante.
Vuole sempre spararsi con stile.
Le offrirà il suo esempio
di vile clemenza,
lui reduce dall’inferno.
Le porgerà la mano
guidandola all’interno,
lui vergine emancipato.
Le parlerà di un amore eterno
rimboccando le maniche
da impiegato.

sono arrivati gli alberi

Fabrizio Dall'Aglio

Fabrizio Dall’Aglio

Sono arrivati gli alberi. Li ho visti
abbracciarsi sotto il campo di casa
stringersi tra le balle di fieno.
Alle porte del bosco si sussurra
che il vento deve ora scomparire
nel fondo della valle
acquattarsi nel fiume tra le rocce
lasciarli liberi.
La mattina è azzurra di sereno.
La città è svanita
con un tonfo di luci nella notte.
Sono tornati gli alberi.
da:Colori e altri colori
(Firenze, Passigli, 2014)

fu allora che finsi la mia vita

Fabrizio Dall'Aglio

Fabrizio Dall’Aglio

Fu allora che finsi la mia vita. Fui
nel sogno cattivo del risveglio
il sonaglio distorto di un’anima.
Vivo. In un corpo vivo.
Il tempo mi tenne a battesimo.
Ebbi squame, penne
e questa pelle glabra.
Volai come falcone
strisciai come cobra
percorsi la mia scala fino in fondo.
Fui – nel mondo implacabile
la preda e il predatore,
l’osannato carnefice, la vittima.
Odiai il declino
del mio corpo di uomo,
la mia timida mente indurita
e la lenta spirale avvolgente
delle mie giornate
reticenti. Lasciai
la mia anima impaurita
imputridire
nel coro dei pubblici lamenti,
uno diverso, infine, anch’io
uno di loro,
nella complice cortesia del mondo.