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NAXOS

Fabio Scotto

Fabio Scotto

All’ombra degli ulivi
come un fiore
di terra rossa il ventre
da Bisanzio
Respiro sorseggiando
senza amore
del sidro
non mi piace più di tanto
Mi pesa addosso il giorno
la mia croce
La porto come un vecchio il suo ventaglio
Ti ho conosciuto a Naxos
dolce amore
E più ti cerco
più mi sei lontano

NOTE DALMATE

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Ha stanato il granchio
dopo ostinata caccia
La preda è nel secchiello
La osserva
la sevizia
Via una chela
poi l’altra
« Papà, perché non cammina? »
(così piccolo
e il cervello già in rovina…)
Poi d’accordo
i due compagnucci
tirano ciascuno dalla propria parte
finché la povera bestia non s’apre in due
Osservare il cuore senza corpo
palpitare nella mano
Primi rudimenti di crudeltà infantile
Il padre applaude alla bella prova virile
Seminiamo, seminiamo…
TRADUZIONI

PAROS

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Luce ci acceca gli occhi
sibilando
su rocce aspre in fila
senza fine
La senti mugolare
sgomitando
nell’urlo del meltèmi a Parikìa
Sospesa tra due sogni Paros canta
nel bianco scintillante delle case
Leggera come cuore di farfalla
sorpresa di vederci ritornare
Cammino sui miei passi
galleggiando
ferito di ogni guerra
sfido il mare
Nausicaa tu sei qui
di questa terra…
nel tempo dell’ibisco incantatore
La notte cade a pezzi
veneziana
Naoussa è un altro sogno
un’altra tana

QUANDO L’ORECCHIO SUL TUO SESSO

Fabio Scotto

Fabio Scotto

A V.
Quando, l’orecchio sul tuo sesso,
mi giungono navicelle i suoni
Da dove? forse da un atollo,
da un prato giovane forse da
sotto i pantaloni blu di genova
gettàti lì col golf sulla sedia
di paglia, e gli occhi chiusi, le tende
un brivido di stelle che ti scalda,
mia farfalla. Ti bacio coi capelli
fonte d’erba fiato e d’aria
per pochi istanti interminabili
sulla moquette rossa che ci
sostiene il cuore accelerato
ai fianchi uniti innanzi alla veranda
come se sapessi
come se non fosse stato
mai, neppure nel pensiero,
un fremito sussurro d’alga.
Eccomi ancòra fuori dal tuo nome
Con tutta la morte che mi resta.
da LA DOCE FERITA

SEGOVIA

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Plaza Mayor
Beviamo un’ horchata
seduti al “Negresco”
mentre bambini giocano
sul Palco della musica
Nulla
se non questo ricamo
che fa nell’aria
il tuo ventaglio
alla notte che viene
Non sono più parole
forse è dell’eco
d’un sogno che prosegue
oltre te
oltre me
nel dire delle dita
in questa fresca ferita
che l’ombra non chiude
che il vento dissigilla
Poi d’improvviso planano
sulle guglie della Cattedrale
cicogne equilibriste
tra arabeschi di pietra
Guardi lontano
tra te e la tua mano
il blu versato in cielo
dagli occhi lacrimosi
fa la notte più chiara
più muto il cuore
E pulsa dalla gola
un sangue che non giunge
Persa la voce
persa ogni memoria
Tempo ignoto
sospeso tra Segovia e La Granja
Tutto ho di te
Tutto mi manca
da BOCCA SEGRETA

VIA LUGANO

Fabio Scotto

Fabio Scotto

III
Piove forte stanotte in via Lugano
Dalla fessura tra le persiane
la luce scioglie diafana
la sua carne goccia a goccia
La strada ormai è un fiume
che dilaga rotti gli argini
come un film dietro il vetro
Qualche macchina arranca
verso il confine l’orecchio teso
a inseguire il suo rombo
inghiottito dai tuoni oltre
il curvone verso Agra
L’ora è estrema
Nè vivere né morire
Più non basta dire
A ognuno la sua pena
Stai con altri
Ed è per sempre
Sto col mio niente
nel freddo del letto
il sangue s’è gelato sulla strada
Chiudo gli occhi e sei morta
T’aspetto
V
Ho nutrito il mio amore col digiuno
la voce dentro un miele d’api
nel corpo della sabbia
Sei della notte come la farfalla
che tace e s’addormenta sulla foglia
Al centro della luce era qualcuno
invisibile bruno
Tu cieca lo uccidevi
lui rinasceva in sogno
Rapace sveglio per sempre
nei tuoi occhi morti
ovunque e febbrilmente
piagava la tua mano
Dormi
Dormivi verso il confine
volando senz’ali nel buio non un suono
L’amore è una canzone per nessuno
Il resto è cenere
che su cenere spegni
Fumo
VI
Nella casa gialla al 19
ormai non abita nessuno
Il cancelletto verde è arrugginito
L’aiuola nel giardino una sterpaglia
Il terrazzo ha il muro sbrecciato
Marce le persiane
cadenti come i denti d’un soldato
di ritorno dalla prigionia
Ma è stata casa mia
mia ogni piastrella
ogni porta ogni scalino
La casa
per un bambino
è sempre quella
coi sogni i nascondigli
l’odore dei fratelli
Si è inaridita
per il troppo vento
per il poco sole
Come la rosa ferita
del mio amore

ANTIPAROS

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Il sole dritto sul capo era una spada
nel mezzogiorno pigro di ouzo e sonno
Carugi impolverati
bimbi scalzi
dagli occhi vispi
forse la Bolivia
Antìparos seduta sopra il mare
di zaffiri
giù in fondo
prigioniera
si crogiolava al caldo
come un cuore
di bianco gesso altera
nella luce
Più in là le chiglie ruvide
di marmo
cercano il vento
dell’Africa
le gemme
È religiosa quiete tutt’attorno
Ma presto latreranno i cani
per la sete