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Poiché non potevo fermarmi

Emily Dickinson

Emily Dickinson

Poichè non potevo fermarmi per la morte
lei gentilmente si fermò per me
La carrozza portava solo noi due
e l’immortalità
Andavamo piano, ignorava la fretta
e io avevo abbandonato
il mio lavoro e il mio riposo
per la sua cortesia
Passammo oltre la scuola
dove i bambini nell’intervallo facevano la lotta in cortile
Passammo campi di grano che ci fissavano
Passammo oltre il tramonto
o piuttosto fu lui a oltrepassarci
Scesero rugiade tremanti e gelide
solo garza il mio vestito,
il mio mantello di tulle
Ci fermammo a una casa
che sembrava un gonfiore della terra
Il tetto era appena visibile
il cornicione sepolto nel suo oro
Da allora sono secoli eppure
sembrano più brevi del giorno che intuii
per la prima volta che le teste dei cavalli
erano rivolte all’eterno.

Il solo fantasma che io abbia visto

Emily Dickinson

Emily Dickinson

Il solo fantasma che io abbia visto
era vestito di pizzo,
non portava sandalo al piede
e camminava come fiocchi di neve
il suo passo era muto ,come l’uccello,
ma rapido ,come il cervo,
i suoi modi , antiquati, mosaici ,
o magari di vischio
la sua conversazione rara
il suo riso come la brezza
che si disperde in fossette
fra gli alberi pensosi
il nostro colloquio fu transitorio
aveva di me soggezione
e Dio non voglia che io mi guardi indietro
da quell’orribile giorno !

Il sorriso di lei…

Emily Dickinson

Emily Dickinson

Il sorriso di lei non era diverso dagli altri –
Stessa forma, fossette ai lati –
Eppure ti faceva stare male, come quando
un uccello si alza in volo, vuole cantare,
poi ricorda il Proiettile che l’ha ferito –
Allora si aggrappa a un ramo sottile,
convulso e la musica intanto si schianta –
come perle – finite nel Pantano –