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Bastoncini sulla pietra

Corrado Benigni

Corrado Benigni

Bastoncini sulla pietra
IV
Afferrali insieme in un colpo solo
veloce stringili nella mano:
persone, luoghi, forma, clima, tempi.
Poi lasciali cadere come bastoncini sulla pietra
osserva gli incroci, decifra lo specchio
dei dimenticati, leggi le ossa.
(Traduzione di Paola Splendore)
***
Poco tradotta in Italia, ma conosciutissima nei paesi di lingua inglese, Ingrid De Kok, classe 1951, è oggi una delle poetesse sudafricane più interessanti e vigorose. La sua poesia – che si distingue per l’economia del verso, i tratti smorzati, l’assenza di retorica e di sentimentalismo – si inserisce nel solco tracciato da poeti come Robert Frost, Elisabeth Bishop e Thomas Hardy.
In questo testo – magistralmente tradotto da Paola Splendore – l’autrice sembra chiedersi come sia possibile sottrarre i propri ricordi alla storia ufficiale del paese e riconciliarsi con un paesaggio amato che porta ancora i segni della violenza subita. Il tema, soltanto all’apparenza privato, si apre a una riflessione più ampia fino a includere un territorio che non è più solo personale. (Corrado Benigni)

Il testimone

Corrado Benigni

Corrado Benigni

Tutto è nelle parole.
Quello che dici ti giudica, leggilo
tra le pieghe delle mani, tra queste pietre.
Un altro sei adesso. Devi rispondere,
promettere di dire la verità
e non tacere nulla
di quanto è a tua conoscenza.
Questa è la formula: nient’altro,
il sasso che precipita ora
prende la forma di un giudizio,
di un verdetto,
da dove risaliremo –
fino a prova contraria.
Corrado Benigni (Bergamo, 1975), Tribunale della mente (Interlinea, 2012)

Ognuno custodisce un male

Corrado Benigni

Corrado Benigni

Ognuno custodisce un male
sceglie un nome alle cose
e patteggia inconsapevole la sua pena,
perché
perché come una voce inquirente
la memoria ci insegue?
Corrado Benigni (Bergamo, 1975), da Tribunale della mente (Interlinea, 2012)

Prospettiva

Corrado Benigni

Corrado Benigni

Sospendete per un attimo il giudizio, leggete
tra le righe di questo sonno. Troppa vita
è sepolta sotto falso nome.
L’avanzare muto di un albero,
una porta che si chiude alle spalle,
l’acqua che si gela e torna acqua.
Scavate sotto lo spessore delle voci, lì
dove l’effetto è senza causa e il caso
disegna le traiettorie del destino.
Uno sconosciuto chiederà l’ora all’angolo della strada,
dove il tempo è un rarefarsi in forma di persone.
La parola intanto cerca di afferrare la profondità della fuga,
come in una prospettiva del Bramante.
Ma un miraggio sigilla la visione,
questa gravità che non trattiene. E ci tiene.
Corrado Benigni (Bergamo, 1975), Inedito.