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Ricordo d’un giorno d’estate

Chiara Bazzani

Ricordo un giorno d’estate
in campagna
pesante il respiro nell’aria legnosa
densa e agrodolce
che saliva dall’erba tagliata,
soffice verde coltre
di filamenti
silenziosi e fragili.
Nel silenzio statico del giorno
solo rapido
sentivo il frinire delle cicale
laggiù dove il piede
affondava ovattato,
nella sua stessa ombra
a mezzogiorno.
(inedita)

Acqua

Chiara Bazzani

Vecchi fogli di carta.
Stentano le parole stese in fretta
a matita
in istanti passati,
bagnati.
Torna il nome di un amico lontano,
indelebile e fioco sulla carta,
increspata.
Frammenti di tempo riaccesi
e il ricordo vivo
di un bicchier d’acqua caduto
per un urto.
Era acqua fresca.
(inedita)

Come posso dirti

Chiara Bazzani

Come posso dirti?
Vieni vicino a me,
così posso dirti
un segreto.
Non voglio che senta l’aria
che tira di questi tempi,
che puzza d’invidia,
e dilaga nelle città
anonime in cui
s’annida la miseria
di chi non ha più domande.
Tra cupi portici, striati
da ombre violacee
di colonne,
occhi pieni di malizia,
curiosi e nemici,
ammiccano, prensili,
a gara, a chi più segreti
carpisce,
che mano mortale nasconde,
e seppellisce.
Colme le giare
dei vizi dell’uomo,
alla terra ritornano,
e l’argilla cotta
di cui sono fatte
restituiscono.
Come posso dirti?
Vieni vicino a me,
così posso dirti
un segreto.
Non voglio che le parole
leggere, si spandano
e si dileguino
tra mucchi di pietre
da cui, si ergono solitarie,
– antiche vestigia
di una passata gloria –
colonne in rovina,
che vuoti archi aggettanti
collegano al nulla,
come ponti franati,
tra chiese violate,
campanili muti e cattedrali
stinte dal sole, ed erose
dal salso vento.
Denso vento
che spira dal mare
di sangue, versato dal cuore
umiliato e naufrago,
alla deriva, del suo
dolore,
da quando la ragione
gli ha strappato l’anima.
Come posso dirti?
Vieni vicino a me,
così posso dirti
un segreto,
per quel che tu sei,
per tutte le volte che ti ho conosciuto,
per tutte le volte che mi hai sorpreso,
palpito di rivelazione,
minacciosa frana di ogni certezza,
che nera t’inoltri
nelle profondità del mio pensiero,
e tremenda disveli innumerevoli
sensi, grappoli carichi
di significati inauditi.
Frutti dimenticati
da un Tempo ordinato e pulito,
che pendono turgidi e traboccanti,
dai bianchi pampini
della follia.
Lussureggianti si spandono,
e nuovo senso mi donano.
Come posso dirti?
Vieni vicino a me
così posso dirti
poesia
(da Come posso dirti, Colombini Editore)

Come una goccia nel mare

Chiara Bazzani

Quando t’immaginavo
nella solitudine delle mie illusioni,
tu eri con me,
nella mia mente,
una presenza
familiare.
In questa solitaria
relazione, io ero con me stessa
senza confronti,
in una rassicurante
ed egocentrica
finzione.
Ma ora stai lì,
per quello che sei,
con la tua fama che ti ha portato
di fronte a noi, unico
in mezzo a noi,
che siamo così tanti.
Ora sto lì,
sola in mezzo a tanti,
di fronte a te,
e come tutti vorrei essere unica per te.
Tu sai di noi,
ma non sai di me,
confusa come goccia tra le gocce
nel mare dei tanti.
La tua presenza così plastica,
e viva,
non è per me.
Quante copie di te servirebbero per ognuno di noi!
Unico, non ti risparmi,
ti dai a tutti,
e poco rimane di te fra tanti.
E quel po’ di te che ricevo fra tutti
è come la scheggia rossa
di una statua di vetro infranta.
Nella realtà
si specchia la tua assenza
e si dissolve il sogno
che annullava
la nostra distanza.
Bianca,
in questa luce
troppo vera
che abbaglia,
non reggono a lungo i miei occhi,
che già cercano i tuoi
per uno scambio esclusivo di sguardi,
soli, per un istante, tu ed io.
Vorrei parlarti, ma la mia voce
fra tutte le voci
non ha spinta per raggiungerti,
inciampa e atterra
schiacciata dal coro dei tanti.
Ma voglio fartelo sapere che sono speciale.
Chiederà ad un angelo
di far volare fino a te le mie parole.
(da Come posso dirti, Colombini Editore)

Commiato

Chiara Bazzani

“Ciao – Chiara”, così mi dicevi.
Era un addio?
Forse uno dei tanti addii
che restava con te,
quando mi accompagnavi,
per lasciarmi andare
nelle mie partenze.
Ti ricordo,
mentre mi allontanavo,
lì, in piedi,
a seguirmi
ancora un poco,
col tuo sguardo di padre;
un poco ancora
come una lenta carezza,
per rubare al tempo
qualche altro istante,
e sottrarre distanza
allo spazio
che si allargava
tra noi.
“Ciao – Chiara”, così mi dicevi.
Una nota mesta,
d’inesorabile addio,
affiorava argentea
in quella pausa
che spezzava, esitando,
la tua voce;
un silenzio
intromesso tra il saluto,
che restava sospeso,
e il mio nome,
che, nel chiamarmi,
già evocava
l’imminente
separazione.
Quanti pensieri muti,
in quell’attimo!
Io me ne andavo,
o forse scappavo
ogni volta
da te, da voi,
da tutto,
dal mio continuo
sentirmi inadeguata,
che non trovava casa,
e non si progettava
se non nella fantasia,
che restava sempre
al di qua o al di là
della vita.
Ma tu lo sapevi,
e forse per questo
esitavi.
In questo mio andare,
inconsapevole,
come se fosse stato
sempre possibile un ritorno,
un giorno
ho perso per sempre il tuo saluto.
Quel giorno io non ero lì,
per accompagnare te
nella tua ultima partenza,
solitaria.
Quel giorno non ero pronta,
e per lungo tempo
ho lasciato inevaso
quel commiato,
che ora ti posso restituire
compiuto.
(da Come posso dirti, Colombini Editore)

Era così

Chiara Bazzani

Rabbia,
afferro il libro e strappo
fogli
docili
a caso.
Pagine accartocciate
buttate a terra,
stanno lì,
immobili.
Le guardo e provo
una commozione ferita.
Oggetti inermi.
Non c’è astrazione in quelle parole
mutilate,
non c’è arte
nei colori ammassati
di quelle immagini rotte.
Solo un gesto di dolore
che si coagula nel tempo.
Quel libro
non tornerà più come prima,
mai.
(inedita)

I quattro elementi

Chiara Bazzani

Chi a iniziato per primo? Forse io quando ti ho scelto
Ma ti ho veramente scelto, o non eri tu
già lì ad aspettarmi, nel vento,
prima del tempo?
In un continuo ripetersi di azioni
prigioniere, che già conosco
ti cerco.
Templi di memorie
scavati dai moti perpetui della mia coscienza,
contengono tutti i pensieri;
come cerchi concentrici sulla faccia dell’acqua
si ripetono perfetti e uguali,
sempre più separati, indifferenti fino a svanire
Silenzio in Terra, dopo tante parole,
per te che non volevi ascoltare.
Silenzio ora, anche per me.
Silenzio per riposare.
Come una spugna arsa dal fuoco
il mio cervello esausto non stilla più
una sola goccia di spirito, i miei occhi
non una goccia di pianto.
Versate tutte le lacrime
non mi resta che cercare nuove immagini di me
riflesse su altri volti. Fammi andare via,
lontano,
lontano, lontano
a ricominciare
(inedita)

In bici

Chiara Bazzani

Sulla mia strada
in bici
scorrono i minuti
tra i capelli al vento.
Improvvisi gruppi di studenti
dilagano sparsi
davanti a me.
Non riescono a essere ordinati
nel loro muoversi insieme.
Sono colta intorno da una rete
di mondi diversi.
Corpi,
ognuno coi propri pensieri.
I loro tempi m’invadono
e stonano
coi miei.
Nell’attesa breve di farli passare
mi sono fermata a guardarli.
(inedita)

Lontananze

Chiara Bazzani

Ci sono lontananze,
spazi di separazione umana,
colmati solo
dal fatto di essere.
Lasciarsi è un po’ morire
ogni volta;
ogni commiato
ci scopre soli,
su sentieri
che vanno a perdersi
nel caos umorale
del cosmo.
Pareti di nebbia racchiudono
alberi di un bosco
sospesi nel bianco,
dove immenso si fa il vuoto
dell’assenza,
e il profumo umido del muschio
manca.
Dove dimora il vento
di Tramontana,
là sta la solitudine
fredda
di chi resta
con la propria morte.
La vita torna solo
quando la fantasia impasta
nuovi significati
grondanti di humus,
e lasciati crescere nello spazio
che la domanda ha creato
fra la terra e il cielo.
(da Come posso dirti, Colombini Editore)

Numeri

Chiara Bazzani

Ugo, bue, re,
ratto, quinque…
Conti in punta, bimbo,
con le dita a poco a poco,
sorrisi forbendo
a chi, la ragione
ogni stupore ha tolto
d’ingenua primavera.
Nuove forme, inusitate
e molli, si posano
per contare, a tua insaputa,
sulle usate parole.
Esauste parole, arse
di senso, e mutate
in aridi segni,
che la rocciosa abitudine
lascia senza mistero,
stanchi sedimenti di un pensiero
che una corta banalità
trattiene.
Semi, vette, orco,
nave, ceci…
Conti ancora, bimbo,
serio passando dall’uno
all’altro nome, immerso
come sassi attraverso un fiume
che, da una sponda nota
all’altra ignota,
approdano alla vita,
presto straniera,
e pur sempre a sé stessa
uguale, nella norma.
Nella norma ordinante,
che da sé esclude,
e ri-tiene solamente
come eccentrico arbitrio,
o gioco deformato,
ciò che invece è un dono
che può farti custode
di verità .
Qualcuno ha svelato,
con quelle insolite parole,
il mistero inespresso
dell’essere.
(I cinque numeri dei primi due versi, da cui nasce l’intero componimento, sono una citazione da un’intervista ad Alessandro Bergonzoni, a cui dedico idealmente la poesia).
(da Come posso dirti, Colombini Editore)