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Introduzione alla poesia

Billy Collins

Billy Collins

Chiedo loro di prendere una poesia
e di tenerla in alto controluce
come una diapositiva a colori
o di premere un orecchio sul suo alveare.
Dico loro di gettare un topo in una poesia
e osservarlo mentre cerca di uscire,
o di entrare nella stanza della poesia
e cercare a tentoni l’interruttore sul muro.
Voglio che facciano sci d’acqua
sulla superficie di una poesia e salutino
con la mano il nome dell’autore sulla spiaggia.
Ma la sola cosa che loro vogliono fare
è legarla con una corda a una sedia
e torturarla finché non confessi.
La picchiano con un tubo di gomma
per scoprire che cosa davvero vuol dire.
(Traduzione di Franco Nasi)

Sonetto

Billy Collins

Billy Collins

Abbiamo bisogno di quattordici versi, tredici ora,
e dopo questo appena una dozzina
per varare una barchetta sui mari colpiti dalla tempestad’amore,
Poi ne rimangono ancora solo dieci come file di fagioli.
È facile, se non vuoi fare come gli Elisabettiani
e insistere che si vedono i bonghi giambici
E mettere le rime alla fine sei versi,
una per ciascuna stazione della croce.
Ma resta qui mentre svoltiamo
negli ultimi sei dove tutto sarà risolto,
Dove i desistere e i mal di cuore troveranno fine,
Dove Laura dirà a Petrarca di deporre la penna,
Di togliersi quelle strambe braghe medievali,
di soffiare sulla candela,e di venire finalmente a letto.

Un altro motivo per cui non tengo una pistola in casa

Billy Collins

Billy Collins

Il cane dei vicini non smette di abbaiare.
Abbaia sempre lo stesso alto, ritmico abbaio
che abbaia ogni volta che vanno fuori.
Si vede che lo accendono quando escono.
Il cane dei vicini non smette di abbaiare.
Chiudo tutte le finestre di casa
e metto una sinfonia di Beethoven al massimo
ma lo sento ancora ovattato sotto la musica,
che abbaia e abbaia e abbaia,
e ora lo vedo seduto nell’orchestra
a testa alta e sicura come se Beethoven
avesse inserito una parte per cane che abbaia.
Quando alla fine il disco finisce abbaia ancora,
seduto là, nella sezione degli oboe, abbaia,
con gli occhi fissi sul direttore che lo
guida con la sua bacchetta
mentre gli altri musicisti ascoltano in rispettoso
silenzio il famoso assolo per cane che abbaia,
coda infinita e causa prima dell’affermarsi
di Beethoven come genio innovativo.

Attraversando l’Atlantico a piedi

Billy Collins

Billy Collins

Aspetto che la folla del giorno festivo lasci la spiaggia
prima di salire sull’onda.
Ora attraverso l’Atlantico a piedi
e penso alla Spagna,
attento alle balene, ai pennacchi di vapore.
Sento l’acqua che sostiene il mio peso in movimento.
Questa notte dormirò sulla sua superficie cullante.
Ma intanto provo a immaginare come
debba sembrare tutto questo ai pesci là sotto,
il fondo dei miei piedi che appare, scompare.

Dimenticanze

Billy Collins

Billy Collins

Il primo ad andarsene è il nome dell’autore
diligentemente seguito dal titolo, dalla trama,
dal finale mozzafiato, dall’intero romanzo
che d’improvviso diventa un romanzo che non hai mai letto, mai sentito nominare,
come se, uno dopo l’altro, i ricordi che eri solito ospitare
avessero deciso di ritirarsi nell’emisfero sud del cervello,
in un piccolo villaggio di pescatori dove non ci sono telefoni.
Molto tempo fa hai dato il bacio d’addio ai nomi delle nove Muse
e hai visto l’equazione di secondo grado fare le valigie,
e anche adesso che mandi a memoria l’ordine dei pianeti,
qualcos’altro scivola via, forse il fiore simbolo di uno Stato,
l’indirizzo di uno zio, la capitale del Paraguay.
Tutto quello che ti sforzi di ricordare
non ti sta sulla punta della lingua,
e non è nemmeno in agguato in un anfratto della milza.
Se ne è andato lungo la corrente di un oscuro fiume mitologico
il cui nome comincia con una L per quel che riesci a ricordare,
già lungo la strada per l’ oblio dove ti unirai a chi
ha scordato come si nuota e come si va in bicicletta.
Non c’è da stupirsi se ti svegli a notte fonda
per controllare la data di una famosa battaglia in un libro di guerra.
Non c’è da stupirsi se la luna dalla finestra sembra scivolata
fuori da una poesia d’amore che un tempo sapevi a memoria.

I morti

Billy Collins

Billy Collins

I morti ci guardano sempre dall’alto, si dice,
mentre mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l’eternità.
Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.
Questi di Billy Collins sono versi di una dolcezza assoluta. È la magia della poesia quella di farci vedere le cose da angolature nascoste, inusitate, come guardare un paesaggio da una prospettiva mai vista prima. E così un tema comunemente “scuro” come può essere quello legato alla morte, diventa quasi una ninna nanna, una favola buona. Dopo avere letto questa poesia è impossibile non addormentarsi con una pace nuova e più profonda nel cuore. (Filippo Amadei)