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Torrente

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Spumeggiante, fredda
fiorita acqua dei torrenti,
un incanto mi dai
che piu bello non conobbi mai;
il tuo rumore mi fa sordo,
nascono echi. nel mio cuore.
Dove sono? Fra grandi massi
arrugginiti, alberi, selve
percorse da ombrosi sentieri?
Il sole mi fa un po’ sudare,
mi dora. Oh, questo rumore tranquillo,
questa solitudine.
E quel mulino che si vede e non si vede
fra i castagni, abbandonato.
Mi sento stanco, felice
come una nuvola o un albero bagnato.

Vento

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Come il lupo è il vento
Che cala dai monti al piano.
Corica nei campi il grano
Ovunque passa è sgomento.
Fischia nei mattini chiari
Illuminando case e orizzonti
Sconvolge l’acqua nelle fonti
Caccia gli uomini ai ripari.
Poi, stanco s’addormenta
prende le cose, come dopo l’amore.

Verso Casarola

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Lasciate che m’incammini per la strada in salita
e al primo batticuore mi volga,
già da stanchezza e gioia esaltato ed oppresso,
a guardare le valli azzurre per la lontananza,
azzurre le valli e gli anni
che spazio e tempo distanziano.
Così a una curva, vicina
tanto che la frescura dei fitti noccioli e d’un’acqua
pullulante perenne nel cavo gomito d’ombra
giunge sin qui dove sole e aria baciano la fronte le mani
di chi ha saputo vincere la tentazione al riposo,
io veda la compagnia sbucare e meravigliarsi di tutto
con l’inquieta speranza dei migratori e dei profughi
scoccando nel cielo il mezzogiorno montano
del 9 settembre ’43. Oh, campane
di Montebello Belasola Villula Agna ignare,
stordite noi che camminiamo in fuga
mentre immobili guardano da destra e da sinistra
più in alto più in basso nel faticato appennino
dell’aratura quelli cui toccherà pagare
anche per noi insolventi,
ma ora pacificamente lasciano splendere il vomere
a solco incompiuto, asciugare il sudore, arrestarsi
il tempo per speculare sul fatto
che un padre e una madre giovani un bambino e una serva
s’arrampicano svelti, villeggianti fuori stagione
(o gentile inganno ottico del caldo mezzodì),
verso Casarola ricca d’asini di castagni e di sassi.

Comincia a nevicare

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Comincia a nevicare
sulla fanciulla dormiente.
Una fagiana passava per il bosco
e si fermò a guardare.
La fanciulla si svegliò
e vide la fagiana ferma davanti a lei
che era diventata bianca;
e vide che anch’essa era diventata bianca.
Le venne una gran voglia di dormire.
Chiuse gli occhi e le palpebre le parvero pesanti
Sognava d’essere una fagiana
e che fosse il tempo dell’uva sulle colline.

Fine d’estate

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Come  agosto finisce, la mattina
dopo una notte di pioggia si sente
(il cielo è più profondo ) che l’autunno
sta per venire; ci si guarda intorno
e non si sa che fare: tutto
è fresco, rinnovato da uno smalto
malinconico di perplessità!
Allora si gironzola, si sta zitti,
sappiamo che c’è tempo, ma che pure
l’anno dovrà morire, ed il bel cielo,
il verde verniciato delle piante,
il rosso delle ruote ad asciugare,
l’incudine che suona di lontano,
lento cuore  del giorno, tutto parla
d’una partenza prossima, un addio.
La memoria è una strada che si perde
e si ritrova dopo un’ansia breve,
tranquilla: già nel sole di settembre
scottante sulla schiena è un’altra estate,
che le vespe ronzando sulle ceste
dell’uva bianca indorano, e si mischia
al loro volo il rumore nascosto
e perenne del grano che ventila
un vecchio attento e polveroso.

Gli anni

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.