Archivi categoria: Antonia Pozzi

Via del Cinquecento

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Pesano fra noi due
troppe parole non dette
e la fame non appagata,
gli urli dei bimbi non placati,
il petto delle mamme tisiche
e l’odore –
odor di cenci, d’escrementi, di morti –
serpeggiante per tetri corridoi
sono una siepe che geme nel vento
fra me e te.
Ma fuori,
due grandi lumi fermi sotto stelle nebbiose
dicono larghi sbocchi
ed acqua
che va alla campagna;
e ogni lama di luce, ogni chiesa
nera sul cielo, ogni passo
di povere scarpe sfasciate
porta per strade d’aria
religiosamente
me a te.

Pudore

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.

Periferia

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Sento l’antico spasimo
– è la terra
che sotto coperte di gelo
solleva le sue braccia nere –
e ho paura
dei tuoi passi fangosi, cara vita,
che mi cammini a fianco, mi conduci
vicino a vecchi dai lunghi mantelli,
a ragazzi
veloci in groppa a opache biciclette,
a donne,
che nello scialle si premono i seni –
E già sentiamo
a bordo di betulle spaesate
il fumo dei comignoli morire
roseo sui pantani.
Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano per il cupo avvio dei treni…
Ma pezzo muto di carne io ti seguo
e ho paura –
pezzo di carne che la primavera
percorre con ridenti dolori.

Novembre

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

E poi – se accadrà c’io me ne vada –
resterà qualchecosa
di me
del mio mondo –
resterà un’esile scia di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato bianco
in cuore all’azzurro
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all’angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelidi verde remote –
Qualcuno piangerà
chissà dove – chissà dove –
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare

Pausa

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Mi pareva che questa giornata
senza te
dovesse essere inquieta,
oscura. Invece è colma
di una strana dolcezza, che s’allarga
attraverso le ore –
forse com’è la terra
dopo uno scroscio,
che resta sola nel silenzio a bersi
l’acqua caduta
e a poco a poco
nelle più fonde vene se ne sente
penetrata.
La gioia che ieri fu angoscia,
tempesta –
ora ritorna a brevi
tonfi sul cuore,
come un mare placato:
al mite sole riapparso brillano,
candidi doni,
le conchiglie che l’onda
lasciò sul lido.

Neve sul grappa

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

O grande altare del Grappa, offerto
agli orizzonti
con il marmo bianco
della tua neve,
con le corone di roseti spogli – e i cipressi
che salgono lenti, per scale
di colli – ai tuoi fianchi –
o vasto monte aperto
sopra la terra
come le braccia di un eroe fanciullo
che in silenzio si dia
alla morte –
non dal sole,
ma dal tuo profondo cuore,
dal sangue
che il tuo cuore di roccia accolse
nasce il raggio
che ti fa luminoso nella sera –
e le nubi su te
lampade accese
alle soglie del cielo.

Dopo il bacio

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Dopo il bacio, dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

Dolomiti

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Non monti, anime di monti sono
queste pallide guglie, irrigidite
in volontà d’ascesa. E noi strisciamo
sull’ignota fermezza: a palmo a palmo,
con l’arcuata tensione delle dita,
con la piatta aderenza delle membra,
guadagniamo la roccia; con la fame
dei predatori, issiamo sulla pietra
il nostro corpo molle; ebbri d’immenso,
inalberiamo sopra l’irta vetta
la nostra fragilezza ardente. In basso,
la roccia dura piange. Dalle nere,
profonde crepe, cola un freddo pianto
di gocce chiare: e subito sparisce
sotto i massi franati. Ma, lì intorno,
un azzurro fiorire di miosotidi *
tradisce l’umidore ed un remoto
lamento s’ode, ch’è come il singhiozzo
rattenuto, incessante, della terra.

Cimitero di paese

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Cimitero di paese,
che lontani monti
col pensoso sorriso della prima neve
guardano; dove entrano i vivi
nel pallido meriggio come
in un amato giardino.
Portano i bimbi chiari crisantemi
colti alle siepi
degli orti: incespicano
nei lunghi steli, salendo
pei gradini di pietra
al cancello.
Portano le mamme
altri bimbi sul petto, quieti
nel sonno, rosei
come crisantemi
più grandi.
Sui tumuli, con le corolle
più belle, disegnano croci
e parole di pace
le mani degli uomini: pure
nell’amorosa opera come
le mani dei fanciulli
alle quali s’intrecciano.
Vola dai boschi, a brevi
intervalli, un trillo d’uccello
e s’ode
sopra il fruscio dei passi
nel viale bianco.

Appoggiami la testa sulla spalla

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch’io ti accarezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
che dolga di tormento e di stanchezza
scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d’autunno
in una pozza che riflette il cielo.