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I

Antonella Anedda

Antonella Anedda

I see from the darkness
as from the most brightly lit balcony.
The body is a hatchet: it falls on the light
pushing it in silence
to the most naked path – to the blackness
of a time that is making
in the space my feet have trampled
an extremely slow promised
land.

II

Antonella Anedda

Antonella Anedda

Sui vetri appannati dal freddo passavano ombre confuse. Nel cielo, oltre le case, salivano fuochi d’artificio. Quando le lancette degli orologi raggiunsero le dodici, da uno dei letti vicino alla finestra venne una breve risata infelice.
E’ scesa una notte orientale, si è incollata sui tetti.
Di colpo come nei presepi
da una fessura del cielo è precipitata la neve.
Davanti alla sponda del letto sfilavano silenziose le renne
contro il legno degli armadi ardevano i fuochi dei lapponi
fuori crepitavano rami e bottiglie
bruciavano alberi di natale:
legno e vetro, segreto scintillio di carte.
E’ arrivato il Capodanno.
Noi abbiamo vegliato senza fatica, semplicemente
La luna spezzava le travi, l’ombra di una calza velava il cortile,
ogni lume era spento.
Gennaio lascia nelle isole
gusci di riccio sugli scogli
e tesa luce sulle secche invernali.
Come una desolata corona di pietra
in un naufragio polare
lastre di granito e chiuse lapidi
nell’acqua e in terra
oltre il promontorio della Trinita
dentro il recinto del cimitero.
Vi chiedo coraggio: sognate con la dignità degli esuli
e non con il rancore dei malati
cancellando la visione dei muri e della neve
trasformando l’ombra sporca dei fiocchi e la sagoma scura dei gabbiani
con l’animo teso dei marinai
che ammutoliscono al sollevarsi dell’onda
e pregano
raccolti nel cesto del vento.
Un filo d’acqua scende nel lavabo
Il ghiaccio riga le finestre
ed è difficile pensare al soffio marino
e l’urtare dei carrelli
e il fischio di sirena mattutino
non contemplano nessun eroismo.
Eppure, distesi sulla misteriosa rotta dei letti
noi siamo nello stesso splendore
della marea che si placa
vicinissimi al nodo che l’acqua finalmente distende.
La nave salpa e cammina
ed è un quieto santuario.
daNOTTI DI PACE OCCIDENTALE

III

Antonella Anedda

Antonella Anedda

Per trovare la ragione di un verbo
perché ancora davvero non é tempo
e non sappiamo se accorrere o fuggire.
Fai sera come fosse dicembre
sulle casse innalzate sul cuneo del trasloco
dai forma al buio
mentre il cibo s’infiamma alla parete.
Queste sono le notti di pace occidentale
nei loro raggi vola l’angustia delle biografie
gli acini scuri dei ritratti, i cartigli dei nomi.
Ci difende di lato un’altra quiete
come un peso marino nella iuta
piegato a lungo, con disperazione.

Il mare alza rovina

Antonella Anedda

Antonella Anedda

Il mare alza rovina.
Passione sono i suoi nove giorni
sfrenati dal maestrale
le candele
accese in piena luce, la sabbia
sull’orlo delle dita
il freddo petrolio del tappeto
inutilmente steso.
Noi andiamo senza stringere scrigni
con pochi nomi a croce
spinti sotto il granito
e visi senza segni, fogli
scollati dai cerchi delle foto.
Un faro
un solo raggio lontano
guida il traghetto che accoglie la bufera.
A fatica calano i ferri
battono le scialuppe dentro i teli.
Sul ponte il pensiero si riduce
a passo sconosciuto di controllo.
Antonella Anedda (Roma, 1955), da Altari di Riposo/III, inResidenze Invernali (Crocetti, 2008).

In una stessa terra

Antonella Anedda

Antonella Anedda

a Mauro Martini
Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell’ombra della sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare più sola nell’enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi, mia la luce deserta
– da brughiera –
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.
Antonella Anedda (Roma, 1955), da Notte di pace occidentale (Donzelli, 1999)
– consigliato da
Azzurra D’Agostino