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Cinegiro

Andonis Fostieris

Andonis Fostieris

Non è passato neanche un istante ancora.
Mentre tenevo inchiodata la nave
Con le due –
Bisturi? Spada? Fulmine?
Mi taglia alla radice la sinistra. Non provai dolore
Come si potrebbe immaginare. Solo uno zampillo
Sprizza caldo dal promontorio della spalla
E all’improvviso
Lì accanto un braccio nell’acqua. Come estraneo.
Un pezzo di me, come estraneo. Distante.
Con quello che per tutta la vita ha tenuto accarezzato
Scintillante, un pesce nella schiuma
Arpionato. Immobile
Ora procede danzando
Verso l’abisso.
– Che dolorosa crudeltà, mio Dio!
Qui seppellisci te stesso fatto a pezzi,
E senza lacrime
Tu ricami metafore, come i poeti?
Come i poeti.
Che con la carta per sudario
Seppelliscono
In ogni parola un distante se stesso.
Un estraneo

Così anche noi

Andonis Fostieris

Andonis Fostieris

Come Cinegiro, il fratello di Eschilo.
Sapete.
Quando i Persiani corsero da Maratona
Sulle loro navi per partire e mettersi in salvo
Lui fermò una trireme infilando
Le unghie a poppa. Gli mozzarono
Il braccio alla radice. Sanguinante
Lui continuò con l’altro.
E quando gli tagliarono anche quello, in ultimo,
Affondò i denti nello scafo sperando
Di impedire, dice, la partenza.
Per impedire, come? Uno contro tutti?
Frottole del mito, sproloqui.
La partenza la dava per scontata. Lottava
Per conquistare solo un rinvio.
Poiché Cinegiro lo sapeva bene:
Ogni istante è di per sé una vittoria. Lottava
Per conquistare solo un rinvio.
Ovviamente il rinvio.
Con le unghie
E coi denti.
Traduzione di Nicola Crocetti

Poesia n. 292 Aprile 2014
Andonis Fostieris. Paesaggi del nulla
a cura di Jannis Korinthios e Nicola Crocetti

 

 




Mia madre domani

Andonis Fostieris

Andonis Fostieris

Da mesi e anni
Da anni sono ormai abituato
Vedendoti davanti a me a immaginare
Come sarà quando domani
Smetterò davvero di vederti. E sono abituato
A vivere l’oggi come ricordo di un tempo
Con nostalgia del presente, che continua a ridursi,
Poiché quanto di futuro ti resta
Non più tardi
Già da ora splende invisibile
Passato.
Così sono abituato
Mentre passi da una stanza all’altra
E inciampi e riordini nei tuoi abiti neri
A te ombra che nel ricordo dolcemente
Simile la tua voce bassa che mi rimproverava
Chi dimenticherà il suo chiodo chi la sua carezza
Finché vecchia scavata e non truccata
Mummia di neonato che singhiozza
Fin dalle fasce.
Con esercizi improvvisati sono ormai abituato
A piangerti viva e già partita
Ma poi che luminarie di risurrezione
Vedendoti davanti a me e immaginando
Che torni dal domani perché mi hai amato
Perché ti ho amato anch’io, e questo domani
Aspetterà ancora un po’ – questo che domani
Vedendoti davanti a me e immaginando
Splenderà apertamente intorno a te
Presente.
Traduzione di Nicola Crocetti

Poesia n. 292 Aprile 2014
Andonis Fostieris. Paesaggi del nulla
a cura di Jannis Korinthios e Nicola Crocetti

 

 




Paesaggi del nulla

Andonis Fostieris

Andonis Fostieris

Di nuovo il talvolta e la spada dell’inamovibile
Di nuovo la tenebra della mente. Ma infine non ha niente
Di realmente suo
Un breve istante? Prende a prestito qualcosa dal prima
Qualcosa dal domani
E lo ripaga con il risparmio
Degli altri. D’aria
Però ti preme sul petto come acciaio –
Precisamente
Come l’universo cinge: d’acciaio.
Tutto fori di mari di vuoto
Paesaggi del nulla
In cui galleggiano isolette di neutroni
E galassie. Invisibile
Inganno del visibile
Sulla bacchetta alata
Di una vertigine.
Che elettrizzata
Traveste il niente
Il nessun luogo e il mai
In mondo

Qui

Andonis Fostieris

Andonis Fostieris

Passeggero, per quanto doloroso,
Non scordarlo:
Sarai scordato anche tu
Come si scorda tutto –
Come anche tu tra poco scorderai
Questo rigido
Freddo
Questo sfiatato corpo
Che giace.
Traduzione di Nicola Crocetti

Poesia n. 292 Aprile 2014
Andonis Fostieris. Paesaggi del nulla
a cura di Jannis Korinthios e Nicola Crocetti