Archivi categoria: Ana Rossetti

Dal suo fodere sciolto

Ana Rossetti

 

Ana Rossetti

 

Dal suo fodero sciolto, il bocciolo,
tulipano rosato, raccolto turbante,
il sangue mi ha infiammato con brusca primavera.
Inoculato il sensuale delirio,
con saliva lubrifico il peduncolo;
il tersissimo stelo che la mia mano incorona.
Alto fiore tuo eretto nei parchi oscuri,
oh, lacerami tu, abbattimi ferita,
con la bocca riempita dell’umida tua seta.
Come anello si chiudono attorno a te i miei seni,
li unisco, ti incastono, le mie labbra si schiudono
e una goccia appare sulla tua cuspide malva.

E’ cosi’ bello lasciare che entri

Ana Rossetti

 

Ana Rossetti

 

È così bello lasciare che entri
nel mio letto e che la mano viaggiatrice
riposi tra le sue cosce, negligente,
e sguainatagli la tersa colonna
– la sua cima incarnata e succosa
avrà il sapore delle fragole, aspro –
assistere all’espressione inesperta
della sua anatomia, che non sa usare
ancora, mostrare il rosato castone
al suo dito indeciso, mentre in dosi
perfide e precise gli si somministra
l’audacia. È così bello pervertire
un ragazzo, distillargli dal ventre
verginale quella ruggente tenerezza
tanto simile all’ultimo rantolo
di un agonizzante, che è impossibile
non ucciderlo pian piano mentre eiacula.

Questo è l’enigma, l’ansia travolgente

Ana Rossetti

 

Ana Rossetti

 

Questo è l’enigma, l’ansia travolgente
di conoscere, il desiderio irresistibile di gettare l’ancora
in te, di possederti.
Come sarebbe la perplessità di essere te,
il mistero, la malattia di essere te e sapere
Come sarebbe lo stupore di essere te, davvero te e
con i tuoi occhi vedermi.
Come sarebbe percepire che ti amo
Come sarebbe, essendo te, sentirmelo dire
E come sarebbe, allora, sentire quello che senti tu