Mater mediterranea

Canio Mancuso

 

Canio Mancuso

 

Me l’hai insegnato tu
che non c’è scandalo
e non c’è contraddizione
in un amore intervallato
da qualche ammazzamento.
Parlo dei conigli
che accarezzavi prima
del colpo di karate alla nuca
e delle papere che tuo fratello
strozzava credendo di interrogarle
sul senso dello stare al mondo,
ma il disegno è lo stesso anche per gli uomini.
Mi hai insegnato che la morte
non si augura a nessuno
ma uno sbocco di sangue,
tre litri di sangue dalle nasche, sì
sono una misura correttiva
che lucida le cellule
e aiuta a sedere composti.
Mi hai dimostrato che si può credere
in Dio come nel malocchio, perché lì
si acquatta il diavolo cazzunale
innominabile, ma nominare
pene e castighi terreni
si può, si deve eccome.
Mi hai spiegato che il dolore
si custodisce come un mosto
che fa dolce la neve
e tirarlo fuori dalla buca a dicembre
ti fa impazzire di una gioia diversa
di pietà per un prossimo
che non è mai il vicino di qualcun altro.
Solo così per te è giusto impazzire.
Questo non dicevi
quando la luce ti insanguinava il viso
e ti perdevi nel casino di un suq
a Palermo, tu che sul lungomare
arrossivi ai saluti più innocenti.
Volevi raccontarmi
l’arrendevolezza dei tuoi vent’anni
la regola estrema che diventa fede
e un piccolo lascito di rancore.

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