Una montagna altissima e il vino

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Gorgoglio rosso
di vino caldo di morte
su questo tavolo di legno
da mille lacrime ricordato.
A sera il cancello di ferro battuto
manderà faville di pianto
e il giorno sarà finito
senza angeli di madreperla.
Tu che sei di questa montagna
come il sasso
che sta al quarantacinquesimo chilometro
di salita
puoi dirmi di sere più belle
senza pali piantati
nel tormento del mio cuore
che non sogna altro
che uccelli bianchi
che hanno venduto il becco
per poche lire.
Neanche più i canti
bucheranno le stelle
quando di sera ritorna
la mia anima
scarabocchiata.

Semaforo

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Mi sono fermato a un semaforo
la pioggia gelida tagliava l’aria
un povero aveva freddo e accendeva
fiammiferi per scaldarsi.
La gente passava, ma non aveva sguardi per lui
andavano tutti alla festa mascherata.
Si affacciavano pierrot dal viso bianchissimo
belle ragazze con le ali di carta
la musica a tutto volume
e l’indifferenza totale
per il mondo.
Il povero continuava ad accendere i fiammiferi
loro non se n’erano accorti.
Quando l’hanno visto hanno riso.

Sabato sera

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Un uomo dai capelli a spazzola
sta sotto il cielo
e canta.
Il fico sta sotto il cielo
il cane sta sotto il cielo
il tavolo
gli zoccoli consumati
la bicicletta
un fiore
la calzine della bambina
il camino
l’ombrello della mammina
il ciottolato dalle scarpe nuove
il sale smarrito dal contadino
la legna di pino
il canarino
e l’uomo che canta
laggiù nella strada
dove finiscono i sogni
degli impiegati statali.

Quello che cercavo

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Ho camminato a lungo
per ritrovare i giorni perduti
per ritrovare gli attimi
che avevo dimenticato.
Credevo di riprovare
le stesse emozioni,
ma tutto è apparso
ai miei occhi diverso.
Le grandi aie dei contadini
che mi sembravano così grandi
erano piccole
le lunghe strade di campagna
bianche
erano brevi
e anche le montagne
che mi sembravano
giganti addormentati
erano solo montagne da scalare
e il lago incantato
paradiso dei nostri giorni
senza confini
sembrava un piccolo stagno
di pochi metri.
Tutto quello che cercavo di ritrovare
mi sembrava piccolo,
infinitamente piccolo.
Ho camminato tanto
ma di quei giorni lontani
di ragazzo
non ho trovato più niente.

Processione

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Il din e il don
e il dan delle campane.
La Madonna ride.
Una camicia bianca
una camicia rossa
una verde.
Preghiere di vento
preghiere di passi.
Santa Maria
ora pro nobis.
Oh! Come sono infelice!
Sono malato!
Pietà.
Stella del cielo
Regina del cielo.
Spingete la carrozzella,
il rosario
le scarpette
gli zoccolini
la sciarpa.
La Madonna passa
non ride
non piange
è la Madonna.
Santa Maria e il vento
Ave Maria e una vecchia.
Finestre rotonde.
La chiesa
il timo
una candela
venti candele
una donna vestita di nero
una vestita di bianco
una bicicletta
un tiro a segno
la noia
l’ultimo sforzo dei portatori
e basta.

Parole

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Povere parole
che si sono perse nel vento
prima di arrivare a destinazione
al mercato dei fiori della piazza antica.
Chiedevano due rose rosse
da depositare nel giardino
dove dormono i gatti
sotto il canneto di bambù.
Se ne sono andati dalla nostra vita
con gli occhi sereni
come tutte le creature buone
di questo mondo.
Quando si alza il vento
le canne si muovono
e i gatti ci salutano
in quello stormire lieve
perché anche loro
non ci hanno dimenticato
e continuano a salutarci di lontano
quando si alza il vento della sera.

Muri rossi

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Cancello di vento
di tristezza e di foglie
ombrelli sotto la pioggia
e cieli dell’altro ieri
è carnevale d’asfalto
e di polvere
dai melograni sugli occhi.
Giornata di campane sorde
e di te
che mi fai impazzire
se rimani immobile
a guardare il fiume
pieno di pioggia.

La strada

Romano Battaglia

Romano Battaglia

La strada è come chitarra
il tuo nome sordo
pieno di eterni peccati
è il vento.
È giallo questo giorno
che ha il sapore dell’asfalto.
Vieni, vieni a sederti
dove il fieno non ha parole per nessuno.
Conservo nelle gambe
la giovinezza dalle linee corte
che corre con rimbalzi
sull’ombra della montagna.
Il tutto passato
lo conservo
in questo minuscolo scrigno
legato giorno e notte
a quella vecchia povera
che sta sull’uscio
ad aspettare nessuno.
Vieni vieni e dimmi dimmi
chi passa prima per la tua mente
quando rimani inginocchiata
sotto la tua capanna
dal tetto di rami di menta.
Vieni ho una parola da regalarti!
il giorno che compirai vent’anni:
Vieni vieni vieni.

L’uomo che piangeva a rovescio

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Era un uomo
dal viso secco come un sasso
che non versava lacrime
neanche quando soffriva.
La gente
diceva che era un duro
qualcuno lo chiamava “pietra”.
Era un uomo
che diceva poche parole
e non aveva amici
neanche nei giorni di festa.
Era un uomo
con la pelle scura
e gli occhi come l’acqua di mare.
Nessuno lo vide piangere
neanche quando partì.
Ma ora che non c’è più
dicono che era un uomo
che piangeva a rovescio
e mandava le lacrime
giù per la gola.
Dicono che un giorno
le lacrime lo annegarono
e morì con la faccia secca
come un sasso.

Il paese: ricordare e non poter andare

Romano Battaglia

Romano Battaglia

Croce
la mia croce sei tu.
Croce di canne?
No, di giorni.
Croce di strade?
No, di anime!
Croce di silenzio?
No, di chiasso!
Ti ricordi?
Il cielo di paglia
il cielo spento
i lunedì nei fossi della campagna
i lumi di pianto
le madri crocifisse
le invocazioni di tarantole crocifisse
dai ragazzi di pelo rosso.
Ricordi?
Tutte croci
aveva la campagna
la mia campagna di olio e di pane.
Ricordi?
E il canneto
mandava i suoi aquiloni
nella costellazione di Giorgio.
Ricordi?
No che non ricordi
sì che ricordi!
Ricordi?
Il vento era di faggio
di pioppo
di cipresso
di case vecchie
di carta
di venti passi per andare
e due per ritornare,
di cento madri alla partenza
di una sola al ritorno.
Ricordi?
Non ricordi?