Vieni!

Pejo Javorov

Pejo Javorov

I tuoi occhi sono cieli stellati.
I capelli il velo crepuscolare
della tarda sera, i tuoi capelli!
Il tuo respiro – fresco, di fanciulla,
è il fresco alito del sud che dà vita,
uno zefiro addormentato in mezzo ai fiori.
Vieni, morta e fredda è la giornata.
In questa notte di luna, coi capelli sciolti,
china su di me,
vieni e respira sul mio volto,
vieni e riscalda il freddo cuore,
in questa notte di luna, sotto i cieli stellati.

A Lora

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

L’anima mia geme. L’anima mia invoca.
Poiché son come uccello da strale trafitto:
l’anima mia è a morte ferita,
d’amore a morte ferita…
l’anima mia geme. L’anima mia invoca.
Che son, ditemi, incontro e separazione?
Or io vi dico: v’è inferno e angoscia,
e nell’angoscia amore!

Vicini i miraggi, lunga la via.
Stupita sorridente letizia
dell’ingenua avida giovinezza,
della carne ardente e dell’effimera visione…
Vicini i miraggi, lunga la via…
poiché ella sta avanti a me raggiante,
sta, ma chi invoca e geme non ode,
ella: carne e visione effimera!

CANTI HAIDUTICI

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

I

Il giorno me ne sto in angoli remoti,
la notte me ne vo per impervi sentieri;
babbo non ho, né mamma io ho,
babbo che rimbotti,
mamma che in lagrime sbotti…
Ahimè, Pirin
mia montagna!
Oh, nero,
nero vino di Zàrigrad.

Nemico col nemico: ad armi pari,
con l’amico amico: con uguale lealtà;
un buon fratello non ho, né dolce sorella:
fratello che me lodi,
sorella che me compianga…
Ahi, mia spada,
spada tagliente!
Oh, ardente
di Tracia arzente.

Dio esiste, lascialo esistere,
regna il re, per secoli forse?
Non ho amore, un primo amore
che mi attenda
e su me pianga…
Ahi, mio,
rombante mio fucile!
Oh, snella
di Solun donzella.

IV

Ho fatto un sogno, oh tristezza,
arida giovinezza!
una tomba nell’ombra,
sotto il denso fogliame abbandonata.

E sulla tomba, oh tristezza,
arida giovinezza!
due rami in croce: una croce per l’eroe,
e un uccello sulla croce.

Il mattino, oh tristezza,
arida giovinezza!
canta l’uccello e narra come l’orfano
tutto solo se n’è andato.

A sera, oh tristezza,
arida giovinezza!
canta l’uccello narra come il prode
è morto da prode.

Ho fatto un sogno, oh tristezza,
arida giovinezza!
ho fatto un sogno, un lugubre sogno:
la mia tomba ho sognato…

Due begli occhi invernali

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

Due begli occhi. L’anima di una bimba
in due begli occhi: musica e luce.
Non chiedono e non promettono.
La mia anima prega,
fanciulla,
la mia anima prega!
Passioni ed avversità
domani getteranno su quegli occhi
il velo dei peccati e delle vergogne.
Il velo dei peccati e delle vergogne
non lo getteranno su quegli occhi
passioni ed avversità.
La mia anima prega,
fanciulla,
la mia anima prega…
Non chiedono e non promettono! –
Due begli occhi. Musica e luce
in due begli occhi. L’anima di una bimba.

Gli esiliati

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

Illuminata nel tramonto
rosseggia la distesa del mare;
stanche del tumultuoso gioco
ristan l’onde impetuose…
E la nave leggera avanza
da tranquilli venti sospinta,
e lontano tra le nebbie,
voi, rive della natia terra, svanite.

E forse mai più
l’ora scoccherà per noi del ritorno.
Acqua e terra: il mondo
sarà per noi un sogno senza confini!
E Vardar, Danubio e Marica,
Balkàn, Strangia e Pirin
arderanno in noi: fino alla tomba
unica stella nella memoria nostra.

Noi, consacrati a rovesciare un giogo di secoli
ha venduto un abietto traditore
noi, fedeli al dovere figli
ha condannato il mortale nemico…
e potevamo, amata patria,
potevamo, con ardore estremo,
affrontare la pugna – invidiabil sorte! –
attorno al tuo santo altare.

Ma la nave, ahimè, non s’arresta;
sempre più s’allontana,
e via ci porta… La notte
stende la sua ala, e già
s’indovinan, delineati appena
sullo sfondo del cielo azzurro cupo,
i giganti pensosi
dell’Athos famoso.

E tra le lacrime sul volto grumate,
per l’ultima volta
ai sacri confini vogliam
lo sguardo spento; per l’ultima volta
tendiam le mani incatenate
verso la patria nostra perduta…
Un dolore amaro ci avvelena i cuori.
Addio, terra nostra natale!

Non svegliatela

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

Nel grembo della notte la mia anima si addormenta:
non svegliatela.
Estranea a tutti,
un’orfana errante in questo mondo,
lei forse muore nel grembo della notte:
non svegliatela!

Sotto il suo manto, portato dagli astri – angeli,
la notte veglia, malinconica.
Stringendo al petto, tristemente
carezzando la malata,
col suo manto, portato dagli astri piangenti,
la notte veglia, malinconica.

Con gli occhi chiusi dorme l’orfana, la mia anima,
sorride calma.
La notte si placa,
tace, china ed esanime:
muore l’orfana, con gli occhi chiusi,
e sorride calma.