Esattamente così, nel sottile

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Esattamente così, nel sottile
lasso di tempo tra il desiderio
e la passione, noi eravamo.
Dopo l’ultimo sospiro, lo sguardo
un poco indietro trova nella stanza
un cono d’ombra. Gli elementi hanno un loro
equilibrio su cui poggiano le nostre vite.
La pioggia fuori
il tratto incerto, il vizio della forma
che rende il sistema incompiuto ma sublime
nella contemplazione.
Ama per me questa certezza
dei sentimenti. Poi se chiudo gli occhi
e mi nascondo al tuo dolore
abbi la forza
di amare il mio silenzio.
Nicola Bultrini (Civitanova Marche, 1965), daLa specie dominante(Nino Aragno Editore, 2014)

ma io non sapevo

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Ma io non sapevo, non potevo sapere,
che il tempo avrebbe, come ha fatto,
la differenza. Quando mio padre
s’affannava al superotto, io non capivo
e a volte distratto non credevo,
che il tempo avrebbe slavato i colori,
i rumori. Guarda, guarda bene,
c’erano tutti o quasi. Il cielo d’alluminio
e un suono dal mare, come d’azzurro.
Queste ed altre cose io non vedevo,
andando via di schiena, o forse
immaginavo, con la coda dell’occhio.
da LA CODA DELL’OCCHIO (Marietti, 2011)

non sono io che parlo

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Non sono io che parlo
a un gigante neppure somiglio
mi vedi alto, pesante
ma non più forte.
Ricorda il saggio della scuola
il maestro e voi bambini in coro
timidi e fieri cercando
tra i volti quelli familiari.
Ci sono nel mondo anime immortali
che fanno le parole corpi potenti
amano la vita sfidandola,
il tempo stretto nella gola.
Io sono un’eco soltanto
che imita le cose
mentre dispero contro i venti.
Ma tutto partecipa nei grandi numeri.
Continua tu, a credere ai giganti
il tuono, il lampo che li avvolge.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

ti ricordi quando pensavi fosse un assassino

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Ti ricordi quando pensavi fosse un assassino
l’uomo al tavolo di fronte, la pelle piena di tatuaggi
la voce roca, una sigaretta poi l’altra.
Mi accarezzavi il braccio
e intanto lo guardavi di nascosto.
Lui sussurrava ai commensali
lo sguardo chino sul piatto. Poi
all’improvviso ti guardò ridendo
indicando una figura sulla sua spalla,
ti piace?
Ti vergognasti e lui tornò ai compagni.
Parlavano di turni, di squadre del cantiere
delle famiglie che andavano in vacanza.
E’ gente che lavora, figlio mio, che si fa
in quattro, lo vedi dalle mani, gonfie
scheggiate, bianche di calce sotto le unghie
e ruvide come carta vetrata.
La vita a volte è più semplice di noi
più trasparente.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

il vento ha portato nuvole più grigie

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Il vento ha portato nuvole più grigie
la finestra aperta sulla darsena.
E dove sembra una precoce primavera
il mondo è un corpo duro
la ruggine unico punto di colore.
L’ostinazione di voler capire
le stagioni logora.
Ma non è il nome dato alle cose
che le identifica.
Vedi le montagne
hanno sempre un profilo femminile.
Una donna che riposa
piegata sul fianco
le gambe raccolte.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

la mattina all’alba il prato è argento

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

La mattina all’alba il prato è argento
l’aria cristallo bagnata della notte.
Poi tutto s’asciuga sotto al monte
ombra dai boschi, manto dei muschi.
Un silenzio ventoso fa il cielo lieve
e mi distraggo
vivendo il prato
il tronco morso dal fulmine.
Sopra me la roccia possente e muta
un tuono sommesso di questo tempo
mio, tradito ancora e incerto.
Sono i sintomi di una bellezza
incomprensibile, l’angoscia nei polmoni
per non saperti dire, figlio, quanta ricchezza.
I temporali estivi sono cosa prodigiosa.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

è un attimo di perdizione

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

E’ un attimo di perdizione
nel gesto dell’amore, smarriti i corpi
in un pensare profondissimo.
Così fu, credo, la creazione
fatta per guardare il mondo
e dire, come voce nel torace.
Suona la sveglia all’alba, la casa
negli odori che riposa.
Anche noi obbediamo a una luce
nella foschia che forza l’inverno
e si procede per tentativi, strappi di motore
per imparare a vivere un’ampia prospettiva
poi capita talvolta che ceda la ragione
ci abbandoniamo alla vertigine
la vita nell’abisso, assolutamente.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

i pastori venivano dalla campagna

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

I pastori venivano dalla campagna
romana all’inizio dell’estate
di notte, lungo la via Valeria.
In capo i muli, le greggi
e quindi ragazzi silenziosi
con i lumi a petrolio.
A quel tempo l’altopiano
era coltivato a grano, si doveva
salire i monti per i pascoli
aperti e non si scendeva
mai, fino a settembre.
Allora si dormiva tra le greggi
portando in spalla una capanna
di rami teneri di nocciolo.
Intrecciati come un cesto facevano
riparo solo per un corpo
che di notte si sdraiava.
Un occhio tra le stelle, l’orecchio attento
perché a quel tempo la montagna
era regno di lupi e di misteri.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

prima di tutto la linea sottile

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Prima di tutto la linea sottile
del cielo, come cornice.
Poi il disco solare e netti, attorno
i raggi. Quindi una casa, i muri,
il tetto spiovente, la porta col battente
bene in vista e le finestre appena
sopra e simmetriche. La trama
si arricchisce poi di piante
ornamentali, se capita un uomo,
cespugli e infine una nuvola,
schiumosa e bianca. Più raramente
un cielo nero e gocce di tempesta.
Una volta soltanto, durante la messa,
Gesù disteso, nella nuvola, a mani
aperte, chiaramente sorridente. Così
disegnano i bambini, ed io non più.
da LA CODA DELL’OCCHIO (Marietti, 2011)

E io che guardo e chiedo

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

E io che guardo e chiedo
se potrà mai finire. Ancora un’ora
triste e non ho nulla
più da offrire. Però c’è stato
un tempo, sì, c’è stato
ma scrivere oggi non mi salva
le parole cui contavo
di affidare tutto il male del mondo.
Suona un disco fatto di vinile
l’onda celeste e meccanica
sale dentro il cielo di polvere
tu credimi, che a volte
vorrei il coraggio di non sapere.
Siamo sempre più felici
se crediamo di non essere in pericolo.
Nicola Bultrini (Civitanova Marche, 1965), da La specie dominante (Nino Aragno Editore, 2014)