è un’opera su un’opera come tutte le mie opere indeterminate / antologia, Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

è un’opera su un’opera come tutte le mie opere indeterminate
un gioco senza scopo un’assenza di finalità
non ho nessuna idea di come tutto questo avviene io non ho niente da dire
poiché tutto comunica già perché voler comunicare
il significato è l’uso
Nanni Balestrini (Milano, 1935), daCaosmogonia (Mondadori, 2010)
Questo testo è tratto dall’opera edita più recente di Nanni Balestrini, Caosmogonia, del 2010. Già la data di pubblicazione mette in evidenza un elemento fondamentale: che Nanni Balestrini abbia operato per più di cinquant’anni, relazionandosi, così, con tutti i drammi della storia e con tutti i cambiamenti che si sono succeduti a cavallo tra i due secoli. La poesia è tratta dalla sezione Empty Cage, in onore di John Cage, il compositore americano noto per i suoi esperimenti sonori. Sembra, infatti, che in questo testo Balestrini metta in pratica, nel linguaggio, quello che Cage faceva nella musica: la ricerca di sonorità che emergessero dal gioco combinatorio e di sovrapposizioni. Con uno stile freddo, da scrittura automatica, ci dice che la sua opera è quasi come un palinsesto, ovvero un’opera scritta su un’opera senza pretesa di completezza: indeterminata per l’appunto. Alcuni tratti che si potevano evincere dal Sasso appeso qui sono dichiarati palesemente: la scrittura come gioco e senza alcuna finalità. Perché nella poesia moderna non c’è finalità che tenga: non c’è scopo educativo o morale. La morale non la dà il poeta. Deve essere il lettore a trovarsi la propria. Perché il poeta scrive quasi automaticamente, senza idea di come avvenga il tutto, e senza avere nulla da dire. Il significato non è qualcosa di interno al testo (o alla storia), ma qualcosa che si viene a creare, strato dopo strato, a seconda dell’uso che si fa e del testo e del linguaggio e anche della storia.
(Luciano Mazziotta)

Ma dove stiamo andando col mal di testa la guerra e senza soldi?

Nanni Balestrini

 

Nanni Balestrini

 

Ma dove stiamo andando col mal di testa la guerra e senza soldi?
oltre il tergicristallo ronzante? denotando una reale
e comune volontà di riscatto? che sciocchezze! (né la folla
di sghimbescio parve notare, tutti compresi nei loro
piedi).
Ora comunque allunga le gambe o accavallale bianche
sbadiglia, guarda nel vetro la paglia che brucia, il fiume
se scorre verdescuro, pensa a qualcosa,
conta i paracarri, fa’ quel che ti pare:
non c’è pericolo che non arriviamo, pazienti godiamoci il viaggio,
godiamoci, non c’è pericolo se ci perdiamo, tanto non si viaggia
(il profilo di un paziente su un carrello attraversando la carestia),
tanto non si arriva, arriveremo: all’ameba, alla mecca, alla mela,
dietro gli uccelli in fuga bassi dalla città minata, dal maltempo.
Lieto fine: cresce (sul concetto di morte non è
necessario alcun chiarimento). cresce nelle tue mani;
elefanti frustano l’aria,
l’orizzonte di gomma arancio,
la terra sommersa nei campi. Non c’è bisogno di crederla
un’associazione fortuita. (Le tue ossa nere, la fontana,
le pinne rilassate, me lo figurano tutto diverso.)
Quei soldati bipedi come corrono guarda appesi alla bufera –
ma cosa ce ne facciamo del pianeta! scompaiono, al diavolo, al bivio.
Gonfio di miele il fazzoletto sul sedile posteriore vuoto
e dopo un’ora ne avevamo abbastanza e continua (non ne usciremo)
fumando e raccontando quand’ero tossicomane può continuare
con queste mani sempre pulite seppellivo disseppellivo i vivi…
E continua fino alla fine del continente (e un poco oltre,
aperti gli occhi dentro l’acqua, attenti all’elica e al crampo,
se non ce la fai non importa tanto meglio non ti bagni non sanguini).


Nanni Balestrini (Milano, 1935), daIl sasso appeso(Scheiwiller, 1961)

Questo è tutto

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

Questo è tutto
per ora
in questo momento
è come se
fossimo già
invece siamo
appena
e ciò che è
più strano è
che uno non se
lo immagina bene
dove potrebbe
essere arrivata
la lunga attraversata
Nanni Balestrini (Milano, 1935), da Antologica. Poesie 1958-2010 (Mondadori, 2013)