Accanto alle finestre morte

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

Accanto alle finestre morte
Il mio passo batte i marciapiedi.
Che strani tocchi!
La mia gamba è forse di legno?
Ah, questa vita automatica!
Sono stanco della gravitazione degli astri!
Voglio sparare un colpo a quest’orribile poesia!
Voglio fischiare chiamando i guardiani, gli angeli, Nostro Signore, le prostitute, i morti!
Venite a vedere la mia degradazione,
La mia sete insaziabile di non so cosa,
Le mie rughe.
Cadete, stelle farlocche,
Luna finta di cartone,
Mantello ricamato di cielo!
Cadete, coprite con la santa inutilità vostra
Questa carcassa miserabile di sonno…

Poesia della stazione di Astapovo

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

Il vecchio Lev Tolstoj fuggì di casa a ottanta anni
E morì nella stazione di Astapovo!
Certamente si sedette su una vecchia panchina,
Una di quelle vecchie panchine lucide per l’uso
Che esistono in tutte le stazioncine povere del mondo
Contro una parete nuda …
Si sedette …e sorrise amaramente
Pensando che
In tutta la sua vita
Di suo restava appena la Gloria
Questo ridicolo sonaglio pieno di campanellini e nastrini
Colorati
Nelle mani sclerosate di un rincitrullito!
E allora la Morte,
Vedendolo solo a quell’ora
Nella stazione deserta
Pensò che fosse lì ad aspettarla
Quando solo si era seduto per riposare un poco!
La morte arrivò nella sua vecchia locomotiva
(La morte arriva sempre puntuale a ora incerta …)
Ma forse non pensò a niente di tutto questo, il grande Vecchio
E chissà se non morì anche felice: fuggì …
Fuggì di casa …
Fuggì di casa a ottanta anni …
Non sono molti quelli che realizzano i vecchi sogni d’infanzia!

Il vento e io

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

l vento moriva di tedio
perché gli piaceva cantare
ma non aveva nessuna parola per la sua voce,
ogni volta più vuota …
Tentai allora di comporgli una canzone
così striminzita come la mia vita
e con avventure sorprendenti che inventavo al momento
come quella che da bambino mi rubarono gli zingari
e finii a vagare senza patria, senza famiglia, senza niente in questo vasto mondo …
Ma il vento, per questo,
ora, mi considera come lui …
E mi dedica un amore solidale, profondo!

Guardo le mie mani

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

Guardo le mie mani: sole non sono estranee
Perché sono le mie. Ma è talmente squisito distenderle
Così, lentamente come quegli anemoni del fondo del mare …
Chiuderle, all’improvviso,
Le dita come petali carnivori!
Con esse, tuttavia, prendo solo questo alimento impalpabile del tempo,
Che mi sostiene, e mi uccide, e va secretando il pensiero
Come i ragni tessono le tele.
A che mondo
Appartengo?
Nel mondo ci sono pietre, baobab, pantere,
Acque canticchianti, il vento che soffia
E in alto le nubi che improvvisano incessantemente,
Ma niente, di questo tutto, dice: “esisto”.
Perché a malapena esistono …
Intanto,
Il tempo genera la morte, e la morte genera gli dei
E, pieni di speranza e di spavento,
Officiamo rituali, inventiamo
Parole magiche,
Scriviamo
Poesie, povere poesie
Che il vento,
Miscela, confonde e disperde nell’aria …
Né la stella del cielo né la stella marina
Sono state il fine della Creazione!
Ma, allora,
Chi tesse eternamente la trama di questi vecchi sogni?
Chi fa in me — questa domanda?

Nel silenzio terribile del cosmo

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

Nel silenzio terribile del Cosmo
Deve restare un’ultima lampada accesa.
Ma così tenue,
Così povera
Che cercherò, alla cieca, fra le carte sparse,
Sul fondo degli armadi,
Per la soffitta, dove staranno fuggendo immonde pantegane,
Il piccolo crocifisso d’argento
— Il piccolissimo, il miracoloso crocifisso d’argento
Che mi hai dato un giorno
Attaccato a un nastrino nero.
E per lui le mie labbra convulse piangeranno
Viziate dal divino contatto dell’argento freddo …
Dell’argento chiaro, silenzioso, divinamente freddo — morto!
E allora l’ultima luce si spegnerà del tutto …

Ossessione dell’oceano

Mário Quintana

 

Mário Quintana

 

Cammino felice per le strade senza nome …
Che buon vento sopra l’Oceano!
Non so neppure come si chiami il mio amore,
Né so quanto è lungo l’Oceano …
Ma ci sono vasi coperti di conchiglie
Sui tavoli …e fanciulle alle finestre
Con orecchini e braccialetti di corallo …
Patelle che ricoprono porte …caravelle
Sognanti, immobili su vecchi piani …
In questo,
Nel vetrino del bicchiere il tuo sorriso, Antinoo,
E mi sono ricordato del povero imperatore Adriano,
Della sua anima vaga e perduta nella nebbiolina …
Ma come soffia il vento sull’Oceano!
Se morissi domani, lascerei solo, solamente
Una cassa di musica,
Una bussola,
Una mappa figurata,
Qualche poesia piena di quell’unica bellezza
Di essere inconclusa …
Ma come soffia il vento per queste vie d’autunno!
E non so, non so nemmeno come ti chiami …
Ma ci incontreremo sull’Oceano,
Quando anch’io non avrò più un nome.

Le poesie

Mário Quintana

Mário Quintana

Le poesie son passeri che arrivano
non si sa da dove e si posano
sul libro che leggi.
Quando chiudi il libro, spiccano il volo
come da una gabbietta.
Loro non sanno né dove posarsi
né hanno un porto
si alimentano per un istante in ogni paio di mani
e vanno via.
E guardi, allora, queste tue mani vuote,
con la meravigliosa sorpresa di sapere
che il loro alimento era già dentro di te…

Presenza

Mário Quintana

Mário Quintana

È necessario che la saudade disegni le tue linee perfette,
Il tuo profilo esatto e che, appena, lievemente, il vento
delle ore metta un fremito nei tuoi capelli…
È necessario che la tua assenza profumi
sottilmente, nell’aria, di trifoglio falciato,
di foglie di rosmarino da molto tempo conservate
non si sa per chi in qualche mobile antico…
Ma è necessario, anche, che sia come aprire una finestra
e respirarti, azzurra e luminosa, nell’aria.
È necessaria la saudade per sentire
come sento – in me stesso – la presenza misteriosa della vita…
Ma quando appari sei così diversa e multipla e imprevista
che niente somiglia al tuo ritratto…
E io devo chiudere gli occhi per vederti