Questa città è un inganno

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Non è possibile.
Questa città è un inganno.
Non è possibile che le palme si pieghino
a accarezzare il crine dei cavalli
e gli occhi delle puttane siano teneri
come in una Venere di Luca Cranach
non può essere che il vento sollevi le gonne
e tutte le gambe siano belle
e che i consiglieri vadano in bicicletta
dall’autunno all’estate e viceversa.

Rue de Siam

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Girano nell’estuario davanti a Recouvrance i battelli,
e lo popolano di vele, e ancora lungo la banchina è porto
dove adesso è porto militare, e strade riservate con la guardia…
Con gli occhi aperti delle donne ferme che ho visto
e la giacca per il vento, quasi lussuosa e unica la tua giacca,
a cosa ti posso assomigliare, quasi una stampa nella via…
Mangio qualcosa, sono qui
i giornali, i cibi, mi piace stare seduto a guardare
alla finestra le nuvole, dormo,
tornano delle mani nelle tue, allegre, attimi,
ecco, sono questo, prendimi mio Signore,
stare così raccolto.
Come si fa sempre a vivere. Avere nelle mani il freddo, il vento…
sentire solo perché un altro ti veda così e ti porti per sempre via.

Sono finiti gli anni della casa

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Sono finiti gli anni della casa,
anche quelli che si pensava fossero ancora lì
con abeti, la bicicletta che tenevano su.
Ci sono un ragazzo e una donna
nei movimenti che si rompono senza dolore
lungo quello che è il loro cortile.
C’è dell’erba di là, come non saprei dire,
sotto gli alberi che fa un po’ di prato.
Come le viti sono i legni secchi dei rovi,
qualche foglia strana dei rovi.
Sono un fiore che cresce più di quello che possa,
di quello che è a toccarlo.
Come quando si dice “mi hai portato dei fiori”,
e sono solo dei poveri fiori.
Come quando si dice “così sono stati i poeti”.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Una terra che non sembra vera (Campanotto editore, 1997)

Su svegliati amore

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Bonjour buon giorno guten Morgen
su svegliati amore e prendi nota
solo nel terzo mondo
muoiono quarantamila bambini ogni giorno
nel pacifico cielo senza nuvole
planano i bombardieri e gli avvoltoi
quattro milioni hanno contratto l’AIDS
l’avidità depreda l’Amazzonia

Vedere nuda la vita

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Vedere nuda la vita
mentre si parla una lingua per dire qualcosa.
Uscire di sera rende la vita più bella
ma è il poco sole obliquo la sera senza parole.
Vedere nuda la vita quando c’eri con le tue cose.
Adesso le cose sono sole,
non c’è la promessa del tuo svegliarti
e continuare con le ciabatte, le tazze, i cucchiai.
Non è valsa la pena affaccendarsi.
Il gioco dei giorni è la promessa che non sapevi
aperdere sempre da prima.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Tersa morte (Mondadori, 2013)

Venerdì Santo

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Il cielo sta su nel pensiero di piangere.
Sulla strada
gli uomini sono andati metà muro, metà fiume.
Sto qui molto lontano dai templi,
dalle processioni tra i lumini,
molto lontano dai romanzi
dove c’era la luce dei visi.
Sto con gli ultimi anni di un uomo a cui voglio bene,
vorrei perdonargli di morire, cosa fare.
A sapere bene forse potrei dire:
anche per noi una visione intera
con uno specchio sopra, con un cielo.
Mi tengo al suo sguardo perduto
così particolare, così solo,
senza romanzi, con il campo che non è un mondo.
Non so andare avanti.
Ogni tanto
i contadini di Anna Karenina falciano Masckin Verch.
Ogni tanto sogno bambini bellissimi
nell’acqua effervescente di una strada.
E io li vedo di schiena,
qualcuno ci vede,
io sono di schiena nei colori.

con il sole nel muro grande di casa

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Con il sole nel muro grande di casa,
e il cortile che un poco brilla sulle punte di erba, è mattino.
E io vorrei le parole per dire gli occhi
fermati sulla colazione, dire che il pane
è più una cosa che mi nutre di altri giorni di allegria.
Come allora il tavolo è i bicchieri che porta, le bottiglie e i bicchieri.
Come non siamo capaci di non pensare, di non immaginare
e solo in questo i fiori nel cortile, o la ghiaia, per esempio,
le pietre della casa, sono andati nelle canzoni.
Sono andate le vecchie strade a mostrare il loro ciglio di erba
incontro alle nuvole, o nella trasparenza di certe giornate
fino ai tramonti animati dalla polvere più bella, più dipinta.
Le ortensie sono l’ombra che fiorisce, la sera è lungo il muro dipinta.
Saremo una sera chiara, quasi di primavera, sopra i vasi di menta,
le conche di terra e foglie in più di un bosco.