Come un anfora assettata

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

Traboccante di vuoto
il ruscello degli attimi scorre.
Come un’anfora assetata che nel sogno vede l’acqua e nell’acqua vede il sasso,
amici e nemici conosco io.
Amo la vita,
ritengo nemica la morte.
Ahi, ma –a chi dire questo?- io ho un’amica
da cui voglio rifugiarmi presso una nemica
Il ruscello degli attimi scorre.

Una dimora in lontananza

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

Una dimora in lontananza ci sarà certamente per tutti i viaggiatori
così avevo saputo, e così so.
Ma,
o tu ignota, o tu lontana!
È credibile che tu sia ornata di un culto desiderabile.
So soltanto che devo raggiungerti, ma
magari sapessi anche, o dimora non conosciuta
da questa spelonca fin lì, quale strada prendere
o qual è la deviazione.
O tu che per me, e non per mia volontà hai costruito casa!
E magari anche sapessi a te cosa dover portare.
Lo so, o cara lontana! Questo lo sai bene
io sono un impotente pedone, mentre tu sei lontana e il tempo è inadeguato.
Magari sapessi anche
tu lì per me che cosa hai previsto.
La volta che di estasi, di letizia, il pensiero si colma
potrò vedere
tra i rivali un grazioso la cui coppa batta sulla mia,
così da condividere con lui la letizia?
Quando arriva la notte ci sarà una lanterna?
Non dico le primavere, ma uno stelo in un vaso?
O quando la nube della nostalgia pioverà, il cuore si oscurerà, strariperà,
di un conoscente, un che consoli, lì, vi sarà traccia?

Il moi giardino

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

MEHDI AKHAVĀN SĀLES

Il suo cielo l’ha stretto a sé forte
la nuvola, con la sua fredda e umida pelliccia.
Il giardino spoglio di foglie,
giorno e notte è solo,
con il suo triste silenzio puro.

Pioggia, la sua musica, vento, il suo inno.
La sua veste è un mantello di nudità.
Se dovrà avere un’altra veste,
che abbia di fiamma dorata la trama e ordito!
Cresca o no, ogni cosa in ogni posto voglia o non voglia: è indifferente.
Non c’è un giardiniere né un viandante.
Il giardino dei disperati,
non attende nessuna primavera.
Se dai suoi occhi non riflette un caldo raggio di luce
e se non cresce sul suo volto una foglia di sorriso,
il giardino senza foglie, chi dice che non è bello?
Racconta dei frutti che sfiorano il cielo ora addormentati nella bara infima della terra.
Il sorriso del giardino senza foglie
è sangue misto a lacrime.
Eterno sul suo cavallo giallo dalla criniera al vento, vi incede
il re delle stagioni, Autunno